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Trieste
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top
mwhaTrieste (, mwhgmwhwAFI: /triˈɛste/cite-ref-4[4]; mwjqTrieste in mwjgdialetto triestino; mwjwin tedesco mwkaTriest; mwkqin sloveno mwkgTrstcite-ref-5[5], mwlwin friulano mwmaTriestcite-ref-6[6]) è un mwnqcomune italiano di mwng198 587 abitanti,cite-ref-template-divisione-amministrativa-abitanti-1-1[1] capoluogo della regione mwowFriuli-Venezia Giulia, affacciato sull'mwpaomonimo golfo fra la penisola italiana e l'mwpqIstria.
Nella sua storia, Trieste è stata mwpwcittà imperiale e capoluogo prima del mwqaLitorale austriaco, poi della mwqqprovincia di Trieste.
Rappresenta da secoli un ponte tra l'mwqwEuropa centrale e quella mwrameridionale, mescolando caratteri mwrqmediterranei, mwrgmitteleuropei e mwrwslavi ed è il comune più popolosocite-ref-7[7] e densamente popolato della regione.cite-ref-8[8] Il mwuaporto di Trieste dal 2013 è il mwuqporto italiano con il maggior traffico merci ed è uno dei più importanti nel sud Europa.cite-ref-corriere-it-9-0[9]cite-ref-travel365-it-10-0[10]
Contents
• Clima
• Botanica
• Storia
• Simboli
• Società
• Cultura
• Musica
• Musei
• Teatri
• Media
• Cucina
• Eventi
• Economia
• Strade
• Snodi
• Ferrovie
• Porti
• Sport
• Note
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Geografia fisica
Territorio
Il fiume sotterraneo Timavo
Il fiume Timavo è un fiume che scorre tra Croazia, Slovenia e Italia. È famoso per via del suo lungo percorso sotterraneo di circa 40 chilometri che, dalle grotte di San Canziano in Slovenia, passando per l'Abisso di Trebiciano, raggiunge il paese di San Giovanni di Duino. Qui ricompare in superficie per poi sfociare nel Golfo di Trieste dopo un paio di chilometri. Tale percorso viene considerato come uno dei più interessanti fenomeni carsici. Con i suoi 2 km di percorso in superficie in territorio italiano, il Timavo può essere considerato il fiume più corto della penisolacite-ref-11[11] che sfoci in mare.
Trieste, affacciata sull'mwzqomonimo golfo nella parte più settentrionale dell'mwzgAlto Adriatico, si colloca fra la mwzwpenisola italiana e l'mwaaIstria, distante qualche chilometro dal confine con la mwaqSlovenia nella regione storica della mwagVenezia Giulia.
Il territorio cittadino di Trieste è occupato prevalentemente da un pendio collinare che cresce di altitudine fino a terreno montagnoso anche nelle zone limitrofe all'abitato. Geologicamente possiamo suddividere il territorio in due zone. La prima, comprende l'altopiano carsico, detto appunto mwcqCarso, noto per le sue grotte e le sue doline, che digrada bruscamente verso il mare con un'imponente scarpata. Il punto più elevato del territorio comunale raggiunge i 674 metri (Monte Cocusso). La seconda zona geologica comprende il centro città e larga parte delle periferie più popolose, che poggia sul cosiddetto "mwcgFlysch di Trieste".cite-ref-12[12]
Il comune di Trieste è diviso in varie zone climatiche, a seconda della distanza della zona dal mare e della sua mweaaltitudine. Caratteristica di questa zona è l'abbondanza di mweqterra rossa, terreno con una presenza accentuata di frazione mwegargillosa rossa derivante dall'erosione del calcare, particolarmente adatta alla coltivazione dell'uva da vino.
Idrografia
Nel circondario della città di Trieste sono presenti numerosi mwfwcorsi d'acqua, alcuni importanti - fiume mwgaTimavo, torrente mwgqRosandra, rio mwggOspo - ed altri meno noti ma non per questo meno rilevanti dal punto di vista mwgwidrogeologico, storico e naturalistico. Molti di essi scorrono nel sottosuolo della città giuliana coperti dal manto stradale.
Le mwhqsorgenti di questi corsi minori, che hanno generalmente lunghezze di pochi chilometri (in qualche caso, anche meno), sono dovute alla fuoriuscita delle acque meteoriche che precipitano sull'altipiano carsico. Liberi un tempo di scorrere all'aperto, essi sono stati incanalati da quando la città si è sviluppata urbanisticamente, evento che è iniziato nella seconda metà del Settecento, in apposite condutture. Ancora oggi questi corsi d'acqua percorrono i sotterranei delle odierne mwhgvia Carducci (precedentemente chiamata via del Torrente), mwhwvia Battisti (ex Corsia Stadion), mwiaviale XX Settembre (ex viale dell'Acquedotto), mwiqvia delle Sette fontane o mwigpiazza tra i Rivi.
A sud della città scorre il Rio mwjaOspo, che segna il confine geografico con l'mwjqIstria.cite-ref-13[13] Inoltre la moderna zona cittadina compresa tra la mwkgstazione ferroviaria, il mare, mwkwvia Carducci e mwlaPiazza della Borsa, il mwlqBorgo Teresiano, venne edificata nel XVIII secolo dopo l'interramento delle precedenti mwlgsaline per ordine dell'imperatrice mwlwMaria Teresa d'Austria.
Clima
Bora: vento da record
La stazione meteorologica Osmer di Trieste, che è situata sul molo Fratelli Bandiera, venerdì 10 febbraio 2011 ha segnato una raffica di bora avente un picco di 168 km/h. Si tratta del dato ufficiale più elevato di sempre tra quelli registrati secondo le norme internazionali dell'Organizzazione meteorologica mondiale.
Il clima della città di Trieste, secondo la mwnqclassificazione di Köppen, rientra nel tipo mwngsubtropicale umido, anche se presenta marcati caratteri mediterranei.cite-ref-14[14] Grazie a una mwowlatitudine intermedia tra il mwpaPolo nord e l'mwpqequatore, e alla sua posizione costiera, la città di Trieste gode di un clima mite d'inverno e piuttosto caldo, ma non torrido, d'estate.
Relativamente al trentennio ufficiale di riferimento della climatologia mondiale (IPCC/WMO) 1971-2000 la media annuale delle temperature presso le varie stazioni meteorologiche di Trieste è stata di mwpw15 °C, mentre le temperature medie del mese più freddo (gennaio) si sono attestate attorno ai mwqa5,8 °C e quelle del mese più caldo (luglio) leggermente al di sopra dei mwqq24 °C.
Nei mesi invernali raramente le temperature, almeno sulla costa, scendono al di sotto dello zero; viceversa, nelle frazioni carsiche, spesso si registrano minime notturne negative. Scarse sono anche, lungo la fascia costiera, le giornate con mwqwneve, mwranebbia o mwrqgrandine. L'mwrgumidità media annuale è del 64%, mentre l'mwrwescursione termica giornaliera è mwsa4,5 °C: entrambe risultano tra le più basse d'Italia.
Data la peculiarità del territorio cittadino si può affermare che il centro di Trieste, sviluppatosi lungo la costa, presenta delle temperature relativamente miti e una discreta insolazione, mentre le frazioni e le località mwsgcarsiche sviluppatesi sul retrostante altipiano a un'altezza tra i 200 e i mwsw500 m hanno un clima decisamente più continentale: a mwtaBasovizza, situata a circa 370 metri mwtqs.l.m., la temperatura media annua si aggira attorno agli mwtg11 °C con una media del mese più freddo (gennaio) di mwtw1,5 °C e di quello più caldo (luglio) di mwua20,6 °C.
Al clima generalmente mite fanno eccezione i giorni, in alcuni anni rari, in altri più frequenti, in cui soffia la mwugBora, mwuwvento catabatico di provenienza est/nord-est, che soffia con particolare intensità specialmente verso l'mwvaAlto e mwvqMedio Adriatico che a Trieste si incunea dal retroterra incanalandosi lungo i bassi valichi che si aprono tra i monti alle spalle della città, per scendere sul centro abitato e sull'omonimo golfo. Sebbene per mwvgcompressione adiabatica la temperatura dell'aria, scendendo sulla città, si riscaldi comunque di tre o quattro gradi, le raffiche aumentano notevolmente la percezione del freddo anche con temperature relativamente miti.
Eccezionalmente la bora soffia per brevissimi periodi anche d'estate, questa volta molto calda, provenendo sempre da est nord est, quindi dal continente, che è più caldo, verso il mare innalzando talvolta le temperature anche al di sopra dei mwwa35 °C. Le raffiche di aria di origine continentale provenienti da est-nord-est, che si dirigono verso lo sbocco in mwwqAdriatico, acquistano ulteriore velocità, e in casi eccezionali, in mare aperto, si possono raggiungere i 50 mwwgnodi, come registrato nel dicembre 1996. In alcune zone la bora è più forte e frequente che in altre, e solamente la zona della costa triestina che va da mwwwMiramare a mwxaSistiana, è riparata dall'effetto di tale vento.
Molto interessante per l'andamento del clima è la variazione avvenuta negli ultimi cento anni nella frequenza della bora e genericamente dei venti orientali, diminuiti di 28 giorni annui, mentre lo scirocco e i venti meridionali, nello stesso periodo, sono aumentati in frequenza di 26 giorni annui.
Vista la vicinanza dei rilievi, brevi piogge possono presentarsi durante tutto l'anno (questo è la principale incoerenza rispetto al tipico mwxwclima mediterraneo), mentre durante i mesi estivi le precipitazioni sono comunque rare e prevalentemente a carattere temporalesco (luglio in genere è il mese più secco). Le precipitazioni raggiungono l'apice della frequenza e dell'intensità a novembre e ad aprile, quando di norma scende di latitudine il flusso delle correnti perturbate atlantiche.
| Trieste | Mesi | Mesi | Mesi | Mesi | Mesi | Mesi | Mesi | Mesi | Mesi | Mesi | Mesi | Mesi | Stagioni | Stagioni | Stagioni | Stagioni | Anno |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Trieste | Gen | Feb | Mar | Apr | Mag | Giu | Lug | Ago | Set | Ott | Nov | Dic | Inv | Pri | Est | Aut | Anno |
| T. max. media ( °C ) | 7,6 | 9,0 | 12,2 | 16,5 | 21,6 | 25,0 | 27,9 | 27,7 | 23,3 | 17,8 | 12,3 | 8,8 | 8,5 | 16,8 | 26,9 | 17,8 | 17,5 |
| T. media ( °C ) | 5,7 | 6,6 | 9,4 | 13,2 | 18,1 | 21,4 | 24,1 | 24,5 | 20,1 | 15,2 | 10,1 | 6,9 | 6,4 | 13,6 | 23,3 | 15,1 | 14,6 |
| T. min. media ( °C ) | 3,8 | 4,3 | 6,6 | 10,0 | 14,5 | 17,8 | 20,3 | 20,4 | 16,8 | 12,7 | 8,1 | 5,0 | 4,4 | 10,4 | 19,5 | 12,5 | 11,7 |
| T. max. assoluta ( °C ) | 18,2 | 21,2 | 23,9 | 29,8 | 32,2 | 36,2 | 37,6 | 38,0 | 34,4 | 30,8 | 24,4 | 18,4 | 21,2 | 32,2 | 38,0 | 34,4 | 38,0 |
| T. min. assoluta ( °C ) | −7,5 | −7,1 | −6,3 | 3,2 | 6,0 | 10,1 | 12,3 | 11,0 | 7,0 | 3,7 | −1,5 | −7,9 | −7,9 | −6,3 | 10,1 | −1,5 | −7,9 |
| Giorni di gelo ( T min ≤ 0 °C ) | 5 | 3 | 1 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | 3 | 11 | 1 | 0 | 0 | 12 |
| Nuvolosità ( okta al giorno ) | 4,8 | 4,3 | 4,7 | 4,6 | 4,3 | 3,9 | 3,0 | 3,0 | 3,2 | 3,9 | 4,8 | 4,8 | 4,6 | 4,5 | 3,3 | 4,0 | 4,1 |
| Precipitazioni ( mm ) | 58,0 | 56,9 | 63,4 | 82,8 | 84,2 | 100,4 | 62,1 | 84,5 | 103,4 | 111,4 | 107,4 | 88,5 | 203,4 | 230,4 | 247,0 | 322,2 | 1 003,0 |
| Giorni di pioggia | 7,8 | 6,2 | 7,8 | 8,5 | 8,7 | 9,3 | 6,5 | 7,3 | 7,1 | 7,9 | 9,1 | 8,4 | 22,4 | 25,0 | 23,1 | 24,1 | 94,6 |
| Giorni di neve | 0,7 | 0,5 | 0,2 | 0,0 | 0,0 | 0,0 | 0,0 | 0,0 | 0,0 | 0,0 | 0,1 | 0,5 | 1,7 | 0,2 | 0,0 | 0,1 | 2,0 |
| Umidità relativa media (%) | 67 | 64 | 62 | 64 | 64 | 65 | 62 | 62 | 66 | 68 | 67 | 68 | 66,3 | 63,3 | 63 | 67 | 64,9 |
| Eliofania assoluta ( ore al giorno ) | 3,1 | 4,2 | 4,6 | 5,9 | 7,3 | 8,1 | 9,3 | 8,4 | 7,0 | 5,4 | 3,3 | 2,7 | 3,3 | 5,9 | 8,6 | 5,2 | 5,8 |
| Radiazione solare globale media (centesimi di MJ / m² ) | 429 | 712 | 1 101 | 1 575 | 1 994 | 2 214 | 2 311 | 2 002 | 1 507 | 972 | 529 | 374 | 1 515 | 4 670 | 6 527 | 3 008 | 15 720 |
| Ore di soleggiamento mensili | 96,1 | 118,7 | 142,6 | 177,0 | 226,3 | 243,0 | 288,3 | 260,4 | 210,0 | 167,4 | 99,0 | 83,7 | 298,5 | 545,9 | 791,7 | 476,4 | 2 112,5 |
| Pressione a 0 metri s.l.m. ( hPa ) | 1 017 | 1 015 | 1 015 | 1 013 | 1 014 | 1 014 | 1 014 | 1 014 | 1 017 | 1 018 | 1 017 | 1 016 | 1 016 | 1 014 | 1 014 | 1 017,3 | 1 015,3 |
| Vento ( direzione - m / s ) | E 5,0 | E 4,7 | E 4,6 | E 4,1 | E 3,7 | E 3,5 | E 3,7 | E 3,7 | E 3,8 | E 4,4 | E 4,5 | E 4,8 | 4,8 | 4,1 | 3,6 | 4,2 | 4,2 |
Botanica
La città di Trieste è una delle meglio note d'Italia dal punto di vista botanico. La flora urbana, oggetto di studio a partire dalla seconda metà del XIX secolo, è stata oggetto di un censimento approfondito da parte di Fabrizio Martini,cite-ref-19[19] che ha mappato la distribuzione di ben 1024 tra specie e sottospecie. La grande ricchezza floristica è dovuta a diversi fattori, tra cui i principali sono:
1. La penetrazione nel tessuto urbano di aree con vegetazione naturale, come ad esempio il Bosco del Farneto o il Parco di Villa Giulia.
2. Le caratteristiche transizionali del territorio cittadino dal punto di vista climatico, con un forte gradiente di temperatura e precipitazioni dalla costa verso l'altopiano.
3. La compresenza nel territorio cittadino di substrati sia arenacei sia calcarei.
4. La presenza di importanti aree commerciali, industriali e portuali che favoriscono la presenza di neofite aliene. La flora urbana di Trieste è consultabile attraverso un portale interattivo che permette anche a non-esperti di Botanica di identificarne le specie.cite-ref-20[20]
I giardini storici rilevanti da un punto di vista botanico presenti a Trieste sono lo storico mw7gGiardino pubblico Muzio de Tommasini, il Giardino storico di Villa Revoltella, il Giardino storico di Villa Engelmann, il Giardino storico di Villa Sartorio, il Giardino storico di Villa Cosulich, il Giardino storico Skabar, il Giardino storico di piazza Libertà, il Giardino storico di via Catullo, il Giardino storico di piazza Hortis, il Passeggio Sant'Andrea, il Giardino storico di piazza Carlo Alberto, il Giardino storico Basevi, mentre tra i parchi urbani degni di menzione sono il Parco Farneto e il Parco di Villa Giulia.
Nel territorio di Trieste cresce il garofanino di Trieste, un endemismo mw8aillirico presente anche nella città giuliana.
Origine del nome
L'mw-wetimologia del nome mwaqamwaqeTergeste è di mwaqiorigine preromana con mwaqmbase preindoeuropea: mwaqqterg in mwaquantico illirico significa "mercato", mentre il suffisso -mwaqyeste è tipico della mwaqclingua venetica (da non confondersi con la moderna mwaqglingua veneta), idioma parlato dagli antichi mwaqkVeneti, mwaqopopolazione indoeuropea stanziata nell'Italia nordorientale.cite-ref-21[21] Il termine mwaq8terg si ritrova anche nella mwaralingua slava ecclesiastica antica nella forma tьrgъ con il medesimo significato, ovvero "mercato" (in sloveno, serbo e croato "mercato" si traduce invece mwaretrg oppure mwaritržnica, mentre in polacco mwarmtarg e in mwarqscandinavo antico mwarutorg).
Un'ipotesi alternativa, tuttavia rigettata dalla recente storiografia, che tenta di spiegare l'origine del nome mwarcTergeste, riportata per la prima volta dal mwarggeografo di mwarketà augustea mwaroStrabone, vorrebbe che questo mwarstoponimo derivi dal latino mwarwTergestum, poi mwar0traslitterato in mwar4Tergeste. Le vicende storiche che giustificherebbero l'etimologia latina di mwar8Tergeste sono legate al fatto che i mwasalegionari romani avrebbero dovuto combattere tre battaglie per avere ragione delle popolazioni indigene abitanti l'antico insediamento preromano: mwaseTergestum sarebbe infatti la contrazione di mwasiTer-gestum bellum (dal latino mwasmter = "tre volte" e mwasqgerere bellum = "far guerra", da cui il participio passato mwasugestum bellum).
I nomi moderni di Trieste, nelle lingue storicamente parlate nella città giuliana, sono mwascTrieste in mwasgitaliano, mwaskTergestum o mwasoTergeste in mwasslatino, mwaswTrst in mwas0sloveno e in mwas4croato, mwas8Triest in mwatatedesco, mwateTrieszt in mwatiungherese e mwatmТрст/Trst in mwatqserbo. Per quanto riguarda gli idiomi locali, le denominazioni della città giuliana sono mwatuTrièst in mwatydialetto tergestino e mwatcTrieste in mwatgdialetto triestino e in mwatklingua veneta.
Il nome sloveno della città, mwatsTrst, significa anche "canneto".
Storia
Dalla preistoria all'epoca romana
Il territorio dove attualmente sorge la città di Trieste e il suo retroterra carsico divennero sede stabile dell'uomo durante il mwavuNeolitico, periodo della mwavyPreistoria che corrisponde all'ultimo dei tre che costituiscono l'mwavcEtà della pietra. A partire dalla tarda mwavgEtà del bronzo, intorno al II millennio a.C., iniziò a svilupparsi nella zona la mwavkCultura dei castellieri, gruppo etnico di incerta origine ma probabilmente mwavopre-indoeuropeo e sicuramente proveniente dal mare.
Forse i castellieri erano di origine mwavwillirica, mwav0popolazione indoeuropea stanziata nell'antichità nella mwav4penisola balcanica nord-occidentale (mwav8Illiria e mwawaPannonia) e lungo una parte della costa sud-orientale della mwawepenisola italiana (mwawiMessapia).
Dopo il X secolo a.C. è documentata la presenza sul Carso dei primi nuclei di indoeuropei, costituiti da comunità di mwawqIstri, che tuttavia, con ogni probabilità, non furono i primi abitatori della futura Trieste. Fra il X e il IX secolo a.C. essi entrarono in contatto con un'altra etnia indoeuropea, gli mwawuantichi Veneti, da cui Trieste venne poi notevolmente influenzata culturalmente.
La fondazione del primo nucleo della moderna Trieste nell'area del moderno centro storico sembrerebbe imputabile al popolo dei Veneti, come testimoniato dalle radici mwawcvenetiche di parte del nome (in particolare il mwawgsuffisso -mwawkeste, mentre il mwawoprefisso mwawsterg- deriva, come già accennato, dall'mwawwantico illirico) e soprattutto da importanti reperti scoperti all'interno del perimetro del centro storico della città.cite-ref-22[22]
Tuttavia mwaxyStrabone, importante mwaxcgeografo dell'mwaxgetà augustea, nella sua mwaxkmwaxoGeografiacite-ref-23[23] fece risalire la fondazione di mwax8Tergeste alla tribù mwayaceltica dei mwayeCarni, popolo storicamente stanziato nella mwayiregione alpina orientale, e la definisce mwaymmwayqphrourion, ossia un avamposto militare con funzioni di difesa e di snodo commerciale.cite-ref-24[24]
Gli storici sono concordi sul fatto che successivamente la romana mway4Tergeste divenne un mway8mwazacastrum,cite-ref-25[25] ossia un mwazuaccampamento nel quale risiedevano stabilmente truppe dell'mwazyesercito romano: per tale motivo diventò anche un importante porto militare.cite-ref-26[26]
Con la conquista militare dell'Illiria da parte degli antichi Romani (i cui episodi più salienti furono la guerra contro la pirateria degli Istri, che avvenne nel 221 a.C., la fondazione di mwazwAquileia nel mwaz0181 a.C. e la guerra istrica del 178-177 a.C.) ebbe inizio un processo di mwaz4romanizzazione e assimilazione delle popolazioni preesistenti.
mwaaamwaaeTergeste fu mwaaicolonizzata durante la metà del I secolo a.C., verso la fine dell'mwaametà repubblicana, entrando poi a far parte della mwaaqmwaauRegio X Venetia et Histria, una delle mwaaymwaacregiones in cui mwaagAugusto divise l'Italia nel 7 d.C.
mwaaoTergeste si affacciava sull'mwaasomonimo golfo nella parte più settentrionale dell'mwaawAlto Adriatico. Il territorio cittadino era occupato prevalentemente da un pendio collinare che diventava montagna anche nelle zone limitrofe all'abitato, che si trovava infatti ai piedi di un'imponente scarpata che dall'mwaa0altopiano del Carso digradava bruscamente verso il mare. È probabile che la fortezza principale fosse situata sulle pendici del mwaa4colle di San Giusto.
In seguito alla conquista romana di mwabaTergeste, avvenuta intorno al II secolo a.C., la località divenne mwabemwabimūnǐcǐpǐum di mwabmdiritto latino con il mwabqnome di mwabuTergeste, sviluppandosi e acquisendo una netta fisionomia urbana già in mwabyepoca augustea. Ottenne lo status di mwabcmwabgcolonia della mwabkmwabotribus mwabsmwabwPupinia probabilmente dopo la mwab0battaglia di Filippi (mwab442-41 a.C.).cite-ref-27[27]
mwacgTergeste ottenne, durante il mwackprincipato di mwacoVespasiano, lo status di mwacsmwacwcivitas,cite-ref-28[28] raggiungendo poi la sua massima espansione durante il principato di Traiano arrivando ad avere una popolazione, secondo mwadePietro Kandler, di mwadi12,000–mwadm12,500 abitanti,cite-ref-29[29] consistenza demografica che Trieste raggiungerà nuovamente solo negli anni sessanta del XVIII secolo. Nella parte bassa del mwadgcolle di san Giusto, verso il mare, è ancora oggi possibile osservare i resti dell'antica mwadkTergeste romana, nonostante le numerose costruzioni moderne che ne coprono, in parte, la visuale.
Nel corso dell'inverno del 53-52 a.C.,cite-ref-30[30] mwad8Giulio Cesare soggiornò ad mwaeamwaeeAquileia insieme alla mwaeimwaemlegio XV, dopo che la città era stata attaccata, insieme a mwaeqTergeste, dagli mwaeuIapidi.cite-ref-31[31] Durante l'inverno successivo del 52-51 a.C., la mwaeolegio XV venne inviata a svernare insieme alla mwaesmwaewlegio VII e alla mwae0cavalleria con mwae4Tito Labieno e il suo luogotenente, Marco Sempronio Rutilo, tra i mwafaSequani a mwafemwafiVesontio. Per tali fatti gli abitanti di mwafmTergeste sono citati nel mwafqmwafuDe bello Gallico di Giulio Cesare:
«[...] Cesare chiamò
Tito Labieno
, che mandò la legione quindicesima (che aveva svernato con lui) nella
Gallia Cisalpina
a tutela delle colonie dei cittadini romani per evitare che incorressero, per incursioni di barbari, in qualche danno simile a quello che nell'estate precedente era toccato ai Tergestini che, inaspettatamente, avevano subìto irruzioni e rapine. [...]»
(De bello Gallico, Giulio Cesare, 8.24)
mwafkTergeste si sviluppò e prosperò in piena età imperiale. Il nucleo abitativo, nel 33 a.C., venne cinto da alte mura (mwafomurum turresque fecit, "vennero innalzate mura e torri": oggi è ancora visibile la porta meridionale, il cosiddetto mwafsArco di Riccardo) da mwafwOttaviano Augusto, e arricchito di importanti costruzioni quali il mwaf0foro e il mwaf4teatro.
Il Medioevo
Con la mwagucaduta dell'Impero romano d'Occidente Trieste conobbe un periodo di forte decadimento, riducendosi a un piccolo villaggio di pescatori. Passò sotto il controllo dell'mwagyImpero bizantino fino al 788 (in questo periodo nacque la mwagctraslitterazione del suo nome in mwagggreco bizantino, mwagkΤεργέστη), quando venne occupata dai mwagoFranchi. Risale a quall'epoca la redazione del mwagsPlacito del Risano, un documento che riassume, in qualità di verbale di arbitrato o accordo,cite-ref-rh-32-0[32] un'assemblea giudiziaria svoltasi nell'anno 804 in una località lungo il mwahafiume Risano, nei pressi di mwaheCapodistria. È la più antica testimonianza scritta riguardante la presenza di popolazioni slave in mwahiIstria nelle immediate vicinanze di Trieste.cite-ref-jez1994-33-0[33]cite-ref-34[34] La mwahsdiocesi di Trieste, fondata nel VI secolo, ottenne, nel 948, anche il pieno mwahwpotere temporale sul proprio territorio. Tale periodo, il mwah0dominio vescovile di Trieste, durò fino al 1295. In seguito alla soppressione del mwah4patriarcato di Aquileia del 1751, divenne suffraganea dell'mwah8arcidiocesi di Gorizia.
Nel 1098 Trieste risultava già diocesi vescovile con il nome latino di mwaieTergestum. Nel XII secolo la città divenne un mwaiiLibero Comune, e per i successivi tre secoli si alternarono al controllo della città la mwaimRepubblica di Venezia, la mwaiqcontea di Gorizia e il mwaiuPatriarcato di Aquileia.
Nel 1368 entra in mwaicconflitto con Venezia in seguito a un grave episodio di violenza perpetrato contro una mwaiggalea della mwaikSerenissima ormeggiata nel porto della città, e a causa di questo deve prima accettare la sottomissione all'Austria, per poi essere venduta dalla stessa alla Repubblica marinara.
Nel 1380, durante la mwaisGuerra di Chioggia, viene occupata dalla mwaiwPatria del Friuli, e con il mwai0trattato di Torino viene costretta a prestare atto di dedizione ad mwai4Aquileia. Con la morte del patriarca di Aquileia mwai8Marquardo di Randeck nel 1381, il Capitano del castello di Duino Ugo VI detto Ugone, al servizio del Duca d'Austria, riesce a influenzare il Consiglio Cittadino convincendolo a sottomettersi per la seconda volta al dominio di mwajaLeopoldo III d'Asburgo (seconda dedizione). La resa della città viene firmata a mwajeGraz nel 1382: viene mantenuta l’autonomia comunale, non più però sotto un mwajipodestà elettivo, ma sotto un capitano nominato dallo stesso mwajmDuca d'Austria, ruolo questo che sarà ricoperto proprio da Ugone. Altre fonti citano invece l'atto di "dedizione" al duca d'Austria voluto da parte del Consiglio Comunale nel 1382, per mantenere la propria autonomia rispetto a una posizione di sottomissione rispetto a Venezia.
La nuova situazione politica della città, di relativa tranquillità, permise a Trieste, nella prima metà del Quattrocento, un buono sviluppo commerciale, che la condusse però nel 1463 a scontrarsi con la Repubblica di Venezia. La città richiese il supporto degli Asburgo contro la Serenissima, ma l'Imperatore mwajuFederico III d'Asburgo non solo non intervenne, ma fece ritirare il suo capitano e la guarnigione, lasciando che l'esercito veneziano mettesse a ferro e fuoco la città, distruggesse le saline e devastasse le campagne.
La ribellione nei confronti della Casa d'Austria, che non aveva mantenuto il rispetto dei patti stipulati con il Libero Comune, non si fece attendere. Il capo della fazione imperiale Giannantonio Bonomo e i suoi accoliti vennero banditi dalla città; il Consiglio Cittadino elesse al suo posto Cristoforo Cancellieri, un valoroso soldato.
I fuoriusciti si radunarono nel mwajgcastello di Duino pianificando la reazione, trovando appoggio in Nikla Luogar della Jama, capitano di mwajkVipacco e uomo fidato di Federico III. Nella notte di Capodanno del 1468 le porte fortificate di Trieste furono aperte dal traditore Nicolò Massaro, permettendo loro di cogliere di sorpresa i corpi di guardia e di occupare la città senza possibilità di opposizione. Cristoforo Cancellieri riuscì a fuggire, ma molti furono raggiunti nella fuga o arrestati nei loro letti.
I prigionieri vennero rinchiusi nella torre del castello di Duino e le loro case furono saccheggiate. Nikla Luogar fece incarcerare i tre giudici Rettori imponendone altri a sua scelta, e cominciò a sovvertire completamente gli ordinamenti cittadini. Il 9 febbraio 1468 venne nominato da Federico III Capitano imperiale.
Nikla Luogar della Jama assoggettò il Consiglio Cittadino ai suoi voleri, abolì ogni forma dell'antico statuto e applicò di persona la giustizia punitiva. Il 28 maggio del 1468 fece votare al Consiglio la totale abolizione degli antichi diritti cittadini. Il nuovo patto di sottomissione venne fatto recare a Graz all'Imperatore, che accettò compiaciuto la nuova dedizione.
Trieste fu risparmiata dagli attacchi dell'mwaj0Impero ottomano, la cui azione militare più importante fu un'incursione diretta in mwaj4Friuli nel 1470, durante la quale fu incendiata mwaj8Prosecco, oggi quartiere periferico triestino, che dista mwaka8 km dal centro cittadino.cite-ref-35[35]
La presenza di numerosi documenti dedicati alla viticoltura nella Trieste medievale testimonia l'importanza che questa attività aveva nell'economia cittadina. Infatti, sino allo sviluppo dell'attività mercantile marittima che seguì alla proclamazione del mwaksporto franco di Trieste, buona parte degli abitanti del piccolo borgo fortificato si dedicava alla viticoltura, che era praticata su tutto il territorio comunale, in particolare sul terreno marnoso-arenaceo che si trova a ridosso della città, soprattutto nelle zone più soleggiate.
Trieste era quindi un borgo fortificato circondato da vigneti, caratteristica riprodotta in numerose stampe d'epoca e descritta da molti viaggiatori stranieri. Il ruolo assolutamente centrale che il vino aveva nell'economia triestina è comprovato dalla presenza, sia in ambito ecclesiastico che civile, di mwak0decime e di altri sistemi basati sul computo della mwak4redditività delle vigne.cite-ref-36[36]
Il più importante prodotto della secolare viticoltura triestina è il mwalqvino Prosecco, che ha preso il nome dal mwalucastello di Prosecco. Sul documento più antico che lo cita viene menzionato come mwalycastellum nobile vino mwalcPucinum. La produzione di questo vino si allargò ben presto oltre i confini comunali triestini, diffondendosi in mwalgFriuli, in mwalkDalmazia e soprattutto in mwaloVeneto, dove si sviluppò sino a diventare uno dei vini più famosi al mondo.
Contemporaneamente la sua produzione cessò sia a Trieste che nel mwalwCarso triestino, per riprendere a partire dall'inizio del XXI secolo grazie alla riorganizzazione del comparto vinicolo della regione Friuli-Venezia Giuliacite-ref-37[37].
Epoca austriaca
Nel 1719 mwamoCarlo VI d'Austria potenziò l'allora piccolo villaggio di Trieste istituendo il mwamsporto franco, i cui diritti vennero estesi durante il regno di mwamwMaria Teresa d'Austria, sua succeditrice, prima al mwam0Distretto Camerale (1747) e poi a tutto il territorio cittadino (1769).
Maria Teresa d'Austria, che salì al trono nel 1740, grazie a un'attenta politica economica tracciò la via che permise a Trieste di divenire nel corso del tempo uno dei principali mwam8porti europei e il più importante dell'mwanaImpero austriaco. In età teresiana il governo austriaco investì capitali ingenti nell'ampliamento e nel potenziamento dello scalo.
Fra il 1758 e il 1769 furono approntate opere a difesa del molo e venne eretto un forte. Nelle immediate vicinanze del porto sorsero la mwaniBorsa valori (all'interno del Palazzo municipale, attorno al 1755), a cui fu poi mwanmdedicata una piazza, il mwanqPalazzo della Luogotenenza (1764), oltreché un grande magazzino e il primo mwanucantiere navale di Trieste, noto come lo mwanySquero di san Nicolò.
In quegli anni iniziò a essere edificato il mwanwBorgo Teresiano, che dell'imperatrice porta ancora il nome, per ospitare una popolazione che in città era in crescente aumento e che alla fine del secolo avrebbe raggiunto i 30.000 abitanti circa,cite-ref-38[38] sei volte superiore a quella presente un centinaio di anni prima. Il notevole sviluppo demografico della città fu dovuto, in massima parte, all'arrivo di numerosi immigrati provenienti per lo più dal bacino adriatico (mwaoeistriani, mwaoiveneti, mwaomdalmati, mwaoqfriulani, mwaousloveni) e – in minor misura – dall'Europa continentale (mwaoyaustriaci, mwaocungheresi) e balcanica (mwaogserbi, mwaokgreci, ecc.).
In un rapporto inviato all'imperatrice Maria Teresa, il conte Nikolaus von Hamilton, che ricoprì la carica di Presidente dell'Intendenza della città di Trieste dal 1750 al 1764, descrisse nel seguente modo l'uso delle lingue parlate dagli abitanti di Trieste:
«Gli abitanti usano tre diverse lingue: l'italiano, il tergestino e lo sloveno. La particolare lingua triestina, usata dalle persone semplici, non viene capita dagli italiani; molti abitanti in città e tutti quelli del circondario parlano sloveno
»
Trieste fu occupata per tre volte dalle truppe di mwapyNapoleone: nel 1797, nel 1805 e nel 1809. In questi brevi periodi la città perse definitivamente l'antica autonomia, con la conseguente sospensione dello mwapcstatus di porto franco.
La prima occupazione francese fu molto breve, in quanto iniziò nel marzo 1797 concludendosi dopo due mesi, nel maggio successivo. Spaventata dall'imminente arrivo delle truppe napoleoniche, parte della popolazione abbandonò la città. Chi era rimasto era pronto a sollevarsi contro i soldati francesi. Calmatasi la situazione, Napoleone visitò Trieste il 29 aprile successivo.
A maggio 1797 le mwapotruppe francesi lasciarono la città in virtù del mwapstrattato di Leoben.cite-ref-tedesco-2018-40-0[40] La seconda occupazione francese iniziò a dicembre 1805 concludendosi a marzo 1806. Nonostante la brevità delle prime due occupazioni, le idee democratiche portate dalle truppe napoleoniche iniziarono a diffondersi anche a Trieste, dove cominciò a maturare la coscienza di una mwaqaidentità nazionale italiana.cite-ref-41[41]
La terza occupazione francese ebbe inizio il 17 maggio 1809. A partire dal 15 ottobre Trieste venne inglobata nelle mwaqsProvince illiriche, governatorato francese costituente un'mwaqwexclave della mwaq0Francia metropolitana, che comprendevano anche la mwaq4Carinzia, la mwaq8Carniola, il mwaraGoriziano, l'mwareIstria veneta, l'Istria asburgica, parte della mwariCroazia e la mwarmDalmazia. L'occupazione francese si concluse l'8 novembre 1813 in seguito alla mwarqbattaglia di Lipsia.cite-ref-tedesco-2018-40-1[40]
Ritornata agli mwaroAsburgo nel 1813, Trieste continuò a svilupparsi, anche grazie all'apertura della ferrovia con mwarsVienna nel 1857. Negli anni sessanta dell'Ottocento Trieste fu elevata al rango di capoluogo di mwarwLand della regione del mwar0Litorale austriaco (mwar4Oesterreichisches Küstenland). Successivamente la città divenne, negli ultimi decenni dell'Ottocento, la quarta realtà urbana dell'mwar8Impero austro-ungarico, dopo mwasaVienna, mwaseBudapest e mwasiPraga.
Grazie al suo status privilegiato di unico porto commerciale della mwasqCisleitania, denominazione non ufficiale della metà occidentale dell'mwasuImpero austro-ungarico, un tempo facente parte del mwasySacro Romano Impero, Trieste divenne il primo porto dell'Impero austro-ungarico. La città giuliana diventò un centro fortemente cosmopolita, plurilingue e plurireligioso, come dimostra il censimento ufficiale austriaco del 31 dicembre 1910: il 51,83% della popolazione del comune (e il 59,46% del centro storico) era mwascitalofono, a cui si aggiungevano gli mwasgitaliani immigrati dal mwaskRegno d'Italia, che erano considerati stranieri (il 12,9% degli abitanti del centro storico), il 24,79% degli abitanti era di lingua slovena (il 12,64% degli abitanti del centro storico), l'1,04% di lingua tedesca (il 1,34% degli abitanti del centro storico), mentre si contavano molte comunità minori: mwasoserbi, mwasscroati, mwaswarmeni, mwas0ebrei, mwas4greci, mwas8ungheresi, mwatainglesi e mwatesvizzeri.cite-ref-42[42]
| Anno | Totale | %italiani | %sloveni | %tedeschi |
|---|---|---|---|---|
| 1880 | 120515 | 73,76% | 21,79% | 4,27% |
| 1910 | 229510 | 51,83% | 24,79% | 5,04% |
| 1921 | 238655 | 84,80% | 7,61% | ignoto |
Nel XVIII secolo in città il mwavodialetto triestino, mwavsdialetto veneto coloniale parlato anche in buona parte della moderna mwavwprovincia di Trieste e nell'attuale mwav0provincia di Goriziacite-ref-45[N 1], sostituì il mwawidialetto tergestino, antico dialetto locale mwawmretoromanzo con una forte correlazione con la mwawqlingua friulana.
L'irredentismo italiano
Trieste fu – insieme a mwaxeTrento – uno dei maggiori centri dell'mwaxiirredentismo italiano, mwaxmmovimento mwaxqd'opinione, espressione dell'aspirazione mwaxuitaliana a perfezionare territorialmente la propria mwaxyunità nazionale, liberando le terre soggette al dominio austriaco,cite-ref-46[45] che fu particolarmente attivo tra gli ultimi decenni del XIX secolo e i primi del XX secolo in tutti i territori compresi nella mwaxsregione geografica italiana o popolati da mwaxwitalofoni, oppure collegati alla Penisola italiana da secolari legami storici, linguistici e culturali.
Come conseguenza della mwayiterza guerra d'indipendenza italiana (1866), che portò all'annessione del mwaymVeneto al mwayqRegno d'Italia, l'amministrazione imperiale austriaca, per tutta la seconda metà del XIX secolo, aumentò le ingerenze sulla gestione politica del territorio per attenuare l'influenza del gruppo etnico italiano temendone le già citate correnti irredentiste, arrivando anche a mwayuscontri. In particolare, durante la riunione del Consiglio dei ministri del 12 novembre 1866, l'imperatore mwayyFrancesco Giuseppe I d'Austria tracciò un progetto di ampio respiro mirante alla mwaycgermanizzazione o alla slavizzazione delle aree dell'Impero, con l'obiettivo di sradicare l'mwaygetnia italiana:
«Sua Maestà ha espresso il preciso ordine che si agisca in modo deciso contro l'influenza degli elementi italiani ancora presenti in alcune regioni della Corona e, occupando opportunamente i posti degli impiegati pubblici, giudiziari, dei maestri come pure con l’influenza della stampa, si operi nel
Tirolo del Sud
, in
Dalmazia
e sul
Litorale
per la germanizzazione e la slavizzazione di detti territori a seconda delle circostanze, con energia e senza riguardo alcuno. Sua Maestà richiama gli uffici centrali al forte dovere di procedere in questo modo a quanto stabilito.»
(Francesco Giuseppe I d'Austria, consiglio della Corona del 12 novembre 1866cite-ref-47[46]cite-ref-48[47])
I prodromi a questa decisione si ebbero dopo la mwazqseconda guerra d'indipendenza italiana, da cui conseguì l'incorporazione della mwazuLombardia al mwazynascituro Stato italiano (1859). In seguito a questo evento, il governo austriaco favorì il formarsi di una mwazccoscienza nazionale slovena allo scopo di contrastare l'irredentismo italiano. La presa di coscienza dell'identità slovena fece aumentare la regressione dell'uso della mwazglingua italiana, che pur conservò un notevole prestigio per tutto il periodo austriaco, cosa che terminò alla fine della mwazkprima guerra mondiale con l'annessione di Trieste all'Italia, dopo della quale l'italiano diventò l'unica lingua ufficiale.
Nella città, durante le manifestazioni pro-Italia che seguirono a una petizione firmata da mwa1k5,858 cittadini verso l'Inclito Consiglio della città che richiedeva il diritto di insegnamento della lingua italiana nelle scuole statali, avvenute tra il 10 e il 12 luglio 1868, scoppiarono scontri e violenze nelle strade principali cittadine, con gli sloveni locali arruolati fra i soldati asburgici, che provocarono la morte dello studente Rodolfo Parisi, ucciso con 26 colpi di baionetta, e di due operai, Francesco Sussa e Niccolò Zecchia.cite-ref-49[48]cite-ref-50[49]
Il 13 febbraio del 1902 iniziò uno sciopero generale a favore dei fuochisti del mwa2mLloyd. Il governo austriaco, in accordo con il governatore di Trieste Leopold von Goess, temendo una saldatura tra il partito socialista triestino prevalentemente di etnia italiana ed elementi irredentisti, proclamò il 14 febbraio lo stato d'assedio e la legge marziale.
Durante lo svolgersi della manifestazione, intervenne la 55ª brigata di fanteria agli ordini del generale mwa2yFranz Conrad von Hötzendorf, che procedette a una violenta repressione, ordinando ai suoi uomini di caricare la folla con le baionette e concludendo l'azione con varie scariche di fucile ad altezza d'uomo. Quattordici persone rimasero uccise nell'azione e oltre 200 ferite.
Nel 1909 il governatore austriaco mwa2gKonrad zu Hohenlohe-Schillingsfürst proibì l'uso della lingua italiana in tutti gli edifici pubblici e con un altro mwa2kdecreto del 1913 l'mwa2oAustria estromise ufficialmente gli italiani dalle amministrazioni comunali e dalle aziende municipalizzate.cite-ref-treccani-51-0[50] Anche Trieste fu coinvolta nel processo di mwa28croatizzazione della mwa3aVenezia Giulia, che avvenne durante la dominazione austro-ungarica. Queste ingerenze, insieme ad altre azioni di favoreggiamento al gruppo etnico slavo ritenuto dall'Impero più fedele alla Corona, esasperarono la situazione andando ad alimentare le correnti più estremiste e rivoluzionarie.
| | | | | |
|---|---|---|---|---|
| lingua italiana (118.959) | lingua italiana (118.959) | | 51,8% | 51,8% |
| lingua slovena (56.916) | lingua slovena (56.916) | | 24,8% | 24,8% |
| lingua tedesca (11.856) | lingua tedesca (11.856) | | 5,2% | 5,2% |
| serbo-croato (2.403) | serbo-croato (2.403) | | 1,1% | 1,1% |
| altre lingue (779) | altre lingue (779) | | 0,3% | 0,3% |
| cittadini del Regno d'Italia (29.639) | cittadini del Regno d'Italia (29.639) | | 12,9% | 12,9% |
| altri stranieri (8.958) | altri stranieri (8.958) | | 3,9% | 3,9% |
Agli inizi del Novecento il gruppo mwa3metnico sloveno di Trieste conobbe una fase di ascesa demografica, sociale ed economica. Ciò spiega come l'irredentismo assunse spesso, nella città giuliana, dei caratteri marcatamente anti-slavi, che vennero perfettamente incarnati dalla figura di mwa3qRuggero Timeus. Allo scoppio della prima guerra mondiale 128 triestini si rifiutarono di combattere sotto le bandiere austro-ungariche e – subito dopo l'mwa3uentrata in guerra dell'Italia contro gli Imperi centrali – si arruolarono nel mwa3yRegio Esercito italiano.
Fra i volontari che persero la vita nel corso del conflittocite-ref-52[N 2] si ricordano gli scrittori e gli intellettuali mwa3wScipio Slataper, mwa30Ruggero Timeus e Carlo Stuparich, fratello del più noto mwa34Giani Stuparich. Primo esponente di tale movimento è considerato il triestino Wilhelm Oberdank, successivamente italianizzato in mwa38Guglielmo Oberdan, che, per aver ordito un complotto per uccidere l'imperatore d'Austria mwa4aFrancesco Giuseppe e trovato in possesso di due mwa4ebombe Orsini, fu processato ed impiccato nella sua città natale il 20 dicembre 1882.
Particolarmente attivi sul fronte delle idee e della propaganda furono i fuoriusciti triestini in Italia e in Francia, dove ebbero un ruolo di primaria importanza nella fondazione, a Roma, di un Comitato centrale di propaganda dell'Alto Adriatico (1916) e, a Parigi, dell'associazione mwa4mItalia irredenta. Tutti i membri degli organi direttivi del Comitato erano triestini, ad eccezione del mwa4qdalmata italiano Alessandro Dudan.cite-ref-53[51]
La prima guerra mondiale e la prima annessione all'Italia
Tra il 1915 e il 1917, durante la mwa4sprima guerra mondiale, il mwa4wServizio Aeronautico italiano bombardò Trieste in diverse occasioni, causando numerose vittime tra la popolazione civile. Il 4 novembre del 1918, al termine del conflitto il Regio Esercito italiano entrò a Trieste al comando del generale mwa40Carlo Petitti di Roreto, acclamato da quella parte della popolazione che era di sentimenti italiani, il quale dichiarò lo stato di occupazione e il coprifuoco.
La sicura e imminente annessione della città e dell'intera Venezia Giulia all'Italia, invano contrastata al tavolo della pace dai rappresentanti del neonato mwa5mRegno dei Serbi, Croati e Sloveni, che reclamarono invece l'annessione della città e del suo entroterra al regno slavo, fu accompagnata da un forte inasprimento dei rapporti tra il gruppo etnico italiano e quello sloveno, traducendosi talvolta anche in scontri armati.
Dopo la prima guerra mondiale le truppe italiane occuparono militarmente la parte della mwa5uDalmazia promessa all'Italia dal mwa5yPatto di Londra, accordo segreto firmato il 26 aprile 1915, stipulato tra il governo italiano e i rappresentanti della mwa5cTriplice Intesa, con cui l'Italia si era impegnata a scendere in guerra contro gli mwa5gImperi centrali in cambio di cospicui compensi territoriali poi non completamente riconosciuti nel successivo mwa5ktrattato di Versailles (1919), che fu invece firmato alla fine del conflitto.cite-ref-54[52]
Lo sviluppo del fascismo a Trieste fu precoce e rapido. Nel maggio 1920 si costituirono in città le prime mwa58Squadre volontarie di difesa cittadina, nuclei di squadristi fascisti al comando dell'ufficiale di Marina Ettore Benvenuti. Nel giugno successivo veniva aperta la sede dellmwa6a'mwa6eAvanguardia studentesca triestina, anch'essa di chiara ispirazione fascista. L'11 luglio 1920 a mwa6iSpalato scoppiarono i cosiddetti "mwa6mincidenti", nel corso dei quali un cittadino croato e due militari italiani vennero uccisi.
Due giorni dopo i mwa6sfascisti di Trieste organizzarono una manifestazione in città, durante la quale fu ucciso in circostanze mai chiarite un giovane italiano di nome Giovanni Nini. La folla, incitata dagli mwa6wsquadristi capitanati da mwa60Francesco Giunta, circondò in massa il mwa64Narodni dom, il massimo centro culturale cittadino degli sloveni e delle altre nazionalità slave locali, che venne incendiato: lo sloveno Hugo Roblek, ivi ospitato, morì gettandosi dalla finestra per sfuggire alle fiamme. Nella medesima manifestazione venne anche ferito in circostanze non chiare Luigi Casciana, un ufficiale italiano in licenza a Trieste, che morirà in ospedale qualche giorno dopo.
Lo stesso giorno alcuni squadristi devastarono gli uffici della "Jadranska banka", la filiale della "Ljubljanska kreditna banka", la tipografia del settimanale "Edinost", la Cassa di Risparmio Croata, la scuola serba e numerosi altri luoghi di aggregazione delle comunità etniche presenti a Trieste, oltre a quelli del Partito socialista, che aveva idee politiche differenti rispetto a quelle degli squadristi.cite-ref-55[53]cite-ref-56[54]
Con la firma del mwa7ktrattato di Rapallo del novembre 1920, Trieste passò definitivamente all'mwa7oItalia, inglobando nel proprio territorio provinciale zone dell'ex mwa7sContea Principesca di Gorizia e Gradisca, dell'mwa7wIstria e della mwa70Carniola.
Il primo dopoguerra e il periodo interbellico
Il periodo tra la mwa8sprima e la mwa8wseconda guerra mondiale fu segnato da numerose difficoltà per Trieste. La città fu colpita infatti da una pesante crisi economica, causata dalla perdita di importanza del porto, un tempo il maggiore dell'Impero austro-ungarico. Ne soffrì soprattutto l'attività commerciale, ma anche il settore finanziario. Trieste perse la sua secolare autonomia comunale, resa molto ampia dalla Corona austriaca, cambiando gradualmente anche la propria ripartizione linguistica e culturale. Quasi la totalità della comunità germanofona lasciò infatti la città dopo l'annessione all'Italia, con l'elemento italiano che acquisì gradualmente importanza.
Con l'avvento del mwa84fascismo al governo nazionale, fu inaugurata a Trieste e in Venezia Giulia una politica di "snazionalizzazione" delle minoranze cosiddette mwa88allogene. A partire dalla metà degli anni venti si diede avvio all'mwa9aitalianizzazione dei toponimi e dei cognomi slavi,cite-ref-57[55]cite-ref-58[56]cite-ref-59[57] mentre nel 1929 l'insegnamento in sloveno e in tedesco fu definitivamente bandito da tutte le scuole pubbliche cittadine di ogni ordine e grado e – poco più tardi – furono chiuse le scuole, i circoli culturali e la stampa della mwa90comunità slovena.
Nonostante i problemi economici e il teso clima politico, la popolazione della città crebbe negli anni venti del Novecento, grazie soprattutto all'immigrazione da altre zone dell'Italia. La prima metà degli anni trenta fu invece un periodo di ristagno demografico, con una leggera flessione della popolazione dell'ordine di circa l'1% su base quinquennale (nel 1936 si contarono quasi duemila abitanti in meno rispetto al 1931). Nello stesso periodo e, successivamente, fino allo scoppio della mwa98seconda guerra mondiale, furono portate avanti alcune importanti opere urbanistiche. Tra gli edifici più rilevanti vanno ricordati il mwa-apalazzo dell'Università e il mwa-eFaro della Vittoria.
L'obiettivo era quello di assimilare forzosamente i gruppi etnici minoritari. Tale politica – unitamente alle azioni anti-slave degli squadristi fascisti, a volte costellate da incidenti con morti e feriti – ebbe gravissime ripercussioni sui delicati rapporti interetnici. A causa della persecuzione etnica, circa il 10% degli sloveni residenti in città scelse di emigrare nel vicino mwa-mRegno di Jugoslavia. Dalla fine degli anni venti si sviluppò l'attività sovversiva dell'organizzazione antifascista e irredentista sloveno-croata mwa-qTIGR, con alcuni attentati dinamitardi anche nel centro cittadino.
Le organizzazioni indipendentiste e terroriste slovene, fra cui il TIGR e la mwa-yBorba, reagirono agli assassini perpetrati dai fascisti con altrettanta brutalità: si moltiplicarono gli atti di resistenza armata e si verificarono azioni violente contro gli esponenti del regime fascista e i membri delle Forze dell'Ordine o – in alcuni casi – anche contro semplici cittadini.
Nel 1930 a Trieste furono organizzati due attentati ad opera del TIGR: quello al Faro della Vittoria e, ben più grave, quello alla redazione de mwa-gIl Popolo di Trieste, che causò la morte dello mwa-kstenografo Guido Neri e il ferimento di tre persone. Le autorità di polizia procedettero a una vasta azione investigativa, debellando le cellule di resistenza: gli accusati (tutti sloveni) di vari crimini comprendenti – oltre agli attentati dinamitardi – anche una serie di omicidi, tentati omicidi e incendi, vennero processati dal mwa-oTribunale speciale per la difesa dello Stato, traslato per l'occasione da Roma a Trieste per eseguire il primo processo di questo tipo nella città giuliana.
Il processo si concluse con una condanna esemplare: a quattro imputati fu inflitta la pena di morte (Ferdo Bidovec, Fran Marušič, Zvonimir Miloš e Alojzij Valenčič), venendo fucilati a Basovizza il 6 settembre 1930, mentre ad altri dodici vennero inflitte varie pene detentive fra i due anni e sei mesi e i trent'anni. Due vennero invece assolti.
La seconda guerra mondiale
Nel dicembre 1941 – a mwa-4seconda guerra mondiale già iniziata – fu celebrato, sempre a Trieste, un secondo processo dal Tribunale speciale per la Difesa dello Stato contro nove membri del mwa-8TIGR (sloveni e croati) che furono accusati di terrorismo e spionaggio. Cinque di loro (mwbaaPinko Tomažič, Viktor Bobek, Ivan Ivančič, Simon Kos e Ivan Vadnal) furono giustiziati a Opicina, gli altri imprigionati. Con questo secondo processo l'organizzazione terrorista antifascista venne annientata.
L'mwbayentrata in guerra dell'Italia al fianco della Germania nazista – nel giugno 1940 – comportò per Trieste, come per il resto d'Italia, lutti e disagi di ogni tipo, che si acuirono negli anni successivi, con il protrarsi del conflitto. L'mwbacinvasione della Jugoslavia, nella primavera del 1941, riaccese la resistenza slovena e croata nella mwbagVenezia Giulia, soprattutto a partire dal 1942.
Gli eventi bellici e, in taluni casi, una deliberata politica terroristica delle truppe di occupazione tedesche e italiane nei confronti delle popolazioni slovene e croate soggette al loro dominio (villaggi bruciati, decimazioni, uccisioni indiscriminate di civili), unitamente all'apertura di campi di concentramento per slavi sul territorio italiano dove persero la vita migliaia di innocenti, approfondirono ulteriormente il solco d'odio interetnico che il fascismo aveva contribuito ampiamente a creare. Tale odio non fu estraneo alla tragedia che sarebbe stata vissuta dalla città di Trieste e dall'intera Venezia Giulia durante e dopo la mwbawseconda guerra mondiale.
Fin dall'estate del 1942 si ebbe una recrudescenza della violenza squadrista nella città giuliana che si protrasse fino alla mwba4caduta del fascismo (25 luglio 1943). Il 30 giugno 1942 si costituì a Trieste un mwba8Centro per lo studio del problema ebraico – su imitazione di quello romano – e il 18 luglio successivo fu assalita e danneggiata gravemente la mwbbasinagoga di Trieste, già presa di mira un anno prima.
Nei mesi che seguirono i fascisti devastarono anche molti negozi di ebrei e slavi, senza però riuscire mai a coinvolgere in tali azioni di "teppismo politico" la cittadinanza triestina, stanca delle violenze squadriste. Nel 1942 iniziò a funzionare anche l'mwbbiIspettorato Speciale di Pubblica Sicurezza per la Venezia Giulia con sede in una palazzina di via Bellosguardo, che ben presto si convertì in un luogo di torture e di morte per antifascisti o supposti tali. Conosciuta come mwbbmVilla Triste, fu l'antesignana di tante altre mwbbqVille Tristi italiane che da essa presero il nome.
L'occupazione tedesca
Dal mwbdqproclama Badoglio dell'8 settembre 1943, che annunciò l'entrata in vigore dell'mwbduarmistizio di Cassibile con il quale il mwbdyRegno d'Italia cessò le ostilità verso gli mwbdcAlleati, decretando l'inizio di fatto della mwbdgResistenza italiana contro il mwbdknazifascismo, Trieste fu al centro di una serie di vicende che hanno segnato profondamente la storia del capoluogo giuliano e della regione circostante e che suscitano tuttora accesi dibattiti.
Nel settembre del 1943 la mwbdsGermania nazista occupò senza alcuna resistenza la città, che venne a costituire, insieme a tutta la mwbdwVenezia Giulia, la mwbd0Zona d'operazioni del Litorale adriatico (mwbd4Operationszone Adriatisches Küstenland), zona d'operazioni di guerra, alle dirette dipendenze del mwbd8Gauleiter di mwbeaCarinzia mwbeeFriedrich Rainer.
Friedrich Rainer tollerò in città la ricostituzione di una sede del mwbemPartito Fascista Repubblicano, diretta dal federale Bruno Sambo, la presenza di un'esigua forza di militari italiani al comando del generale della mwbeqGuardia Nazionale Repubblicana Giovanni Esposito e l'insediamento di un reparto della mwbeuGuardia di Finanza repubblichina.
Rainer si riservò la nomina del mwbecpodestà di Trieste, scelto poi nella persona di mwbegCesare Pagnini, e del prefetto della mwbekprovincia di Trieste, che diventò mwbeoBruno Coceani, entrambi ben accetti ai fascisti locali, alle autorità della mwbesRepubblica Sociale Italiana e allo stesso mwbewBenito Mussolini, che conosceva personalmente Coceani. Durante l'occupazione mwbe0nazista, la mwbe4Risiera di San Sabba – oggi Monumento Nazionale e museo – venne destinata a campo di prigionia e di sterminio per detenuti politici, ebrei, partigiani italiani e slavi, con mwbe8forni crematori che funzionavano a pieno regime. In seguito – nei primi anni 1950 – la Risiera di San Sabba fu usata come campo profughi per gli mwbfaesuli giuliani, fiumani e dalmati in fuga dai territori passati sotto la sovranità jugoslava.
Nonostante la dura repressione attuata dalle autorità naziste e fasciste, centinaia di abitanti del comune di Trieste si aggregarono alle unità partigiane slovene operanti in Venezia Giulia per contrastare le truppe degli occupanti tedeschi. Molti di essi morirono nelle azioni di guerriglia partigiana o nei mwbfilager tedeschi, oltre che nella Risiera. I loro nomi risultano scolpiti sui monumenti eretti in loro ricordo in quasi tutte le frazioni della città.
Le autorità tedesche e italiane commisero nei confronti della popolazione civile numerosi crimini; la maggior parte di questi furono compiuti nella stessa Trieste. Il 3 aprile 1944 i nazi-fascisti fucilarono al poligono di mwbfqOpicina 71 persone, scelti a caso tra i detenuti delle carceri triestine per rappresaglia allo scoppio di una bomba ad orologeria che il giorno precedente, in un cinema di Opicina, aveva provocato la morte di 7 militari tedeschi. I corpi dei prigionieri fucilati a Opicina furono portati il giorno seguente alla Risiera di San Sabba; si trattò delle prime vittime bruciate nel forno crematorio costruito dai nazisti.cite-ref-61[59]
La Risiera di San Sabba, oltre ad essere stata usata come campo di smistamento di oltre mwbfo8,000 deportati provenienti dal fronte di guerra orientale che furono poi destinati agli altri campi di concentramento nazisti, fu adoperata in parte anche come luogo di detenzione, tortura ed eliminazione di prigionieri sospettati di attività sovversiva nei confronti del regime nazista.cite-ref-62[60]cite-ref-63[61] In questo campo di concentramento operarono vari criminali di guerra fra cui Ernst Lerch, mwbgmChristian Wirth, Dietrich Allers, mwbgqFranz Stangl, mwbguKurt Franz, mwbgyOtto Stadie, Joseph Oberhauser.
«Qui trovarono la morte tra le 2 e le 4 mila persone (
secondo le stime emerse dal Processo della Risiera, svoltosi nel 1976
), per lo più oppositori politici, partigiani italiani, sloveni e croati.»
(Sito web della Comunità Ebraica di Triestecite-ref-triestebraica-it-64-0[62])
Finita la guerra, la Risiera, durante l'mwbg4occupazione alleata di Trieste, fu utilizzata come centro di accoglienza dei rifugiati italiani dell'mwbg8esodo giuliano-dalmata. Con il mwbhaD.P.R. n. 510 del 15 aprile 1965, il mwbhePresidente mwbhiGiuseppe Saragat dichiarò la Risiera di San Sabba mwbhmmonumento nazionale quale "unico esempio di lager nazista in Italia"cite-ref-65[63].
Il 23 aprile 1944 si consuma l'mwbhkeccidio di via Ghega. Come rappresaglia per un attentato dinamitardo al circolo "Soldatenheim" in cui erano morti 4 militari tedeschi, furono prelevati 51 prigionieri politici dal carcere triestino del Coroneo i quali, dopo essere stati portati sul luogo dell'attentato, furono impiccati ad ogni angolo e finestra del mwbhopalazzo Rittmeyer di via Ghega lasciando poi i cadaveri esposti alla pubblica vista per cinque giorni, prima di seppellirli in una fossa comune.cite-ref-66[64]
La corsa per Trieste e l'occupazione jugoslava
1° maggio 1945 – Occupazione o liberazione?
Il ritiro dei tedeschi da Trieste a causa dell’avanzamento delle truppe jugoslave, consentì a queste ultime di conquistare la città ed assumerne il pieno controllo. Da parte degli abitanti di lingua italiana, che costituivano la maggior parte della popolazione, l’arrivo degli jugoslavi venne considerato come una nuova occupazione. Da una parte dei circa 25.000 abitanti di lingua slovena della cittàcite-ref-67[65]cite-ref-68[66] l’arrivo dei militari jugoslavi veniva considerata invece come una liberazione, non solo dall’occupazione tedesca, ma anche dalla liberazione dal fascismo ed anche dalla invisasovranità del Regno d’Italia. Dopo assegnazione di Trieste al Regno d’Italia, in base al trattato di Rapallo (1920) gli sloveni triestini furono infatti separati dal resto della popolazione slovena, assegnata al regno jugoslavo, ed inoltre persero i loro diritti linguistici precedentemente concessi dall’Impero austriaco, come ad esempio quello dell’istruzione obbligatoria nella propria lingua madre, senza considerare le persecuzioni attuate nei loro confronti dal regime fascista avallato dalla monarchia italiana.
L'insurrezione dei partigiani antifascisti italiani e jugoslavi a Trieste fu contraddistinta da uno svolgimento anomalo. Il 30 aprile 1945 il mwbjeComitato di Liberazione Nazionale del quale era presidente don mwbjiEdoardo Marzari, composto da tutte le forze politiche italiane antifasciste con l'eccezione dei comunisti, proclamò l'insurrezione generale. Al tempo stesso le brigate dei partigiani jugoslavi, con l'appoggio del mwbjmPartito Comunista Italiano, attaccarono dall'altipiano carsico appena fuori della città giuliana. Si noti che esse non contenevano nessuna unità partigiana italiana inserita nell'Esercito jugoslavo, mandate invece a operare altrove, benché molti triestini (italiani e sloveni) vi fossero compresi.
Gli scontri si registrarono principalmente nelle zone di mwbjgOpicina, che si trova sull'altipiano, del Porto Vecchio, del mwbjkcastello di San Giusto e dall'interno del mwbjoPalazzo di Giustizia, in pieno centro cittadino. La restante parte della città fu liberata.
Il comando nazista si arrese solo il 2 maggio alle avanguardie neozelandesi, che precedettero di un giorno l'arrivo del generale mwbjwBernard Freyberg. Le brigate partigiane jugoslave di mwbj0Tito erano però già giunte a Trieste il 1º maggio. I loro dirigenti convocarono in breve tempo un'assemblea cittadina composta in maggioranza da cittadini jugoslavi, con solo due italiani. Tale occupazione avvenne in seguito alla cosiddetta "mwbj4corsa per Trieste", ossia l'avanzata verso la città giuliana compiuta, per fini di politica post-bellica e in maniera concorrenziale, nella primavera del 1945 da parte della Quarta armata jugoslava e dell'mwbj8Ottava armata britannica e che fu vinta dagli jugoslavi, come testimoniato dall'arrivo delle già citate brigate jugoslave di Tito, che anticiparono i neozelandesi.
L'assemblea cittadina precedentemente citata proclamò la liberazione di Trieste. In questo modo i partigiani di Tito furono politicamente presentati come i veri liberatori della città giuliana agli occhi degli alleati, spingendo i partigiani non comunisti del mwbkeComitato di Liberazione Nazionale italiano a rientrare nella clandestinità. Gli jugoslavi esposero sui palazzi la mwbkiBandiera della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, oltre che la mwbkmbandiera d'Italia con la stella rossa al centro e le bandiere rosse comuniste con mwbkqfalce e martello. La Seconda divisione neozelandese riconobbe che la liberazione della città era stata compiuta dai partigiani di Tito. In cambio gli angloamericani chiesero e ottennero la gestione diretta del porto e delle vie di comunicazione con l'Austria: non essendo ancora a conoscenza del suicidio di Hitler, stavano infatti preparando un'invasione dell'Austria e quindi della Germania.
L'esercito jugoslavo approfittò della situazione assumendo i pieni poteri. Esso nominò poi un Commissario Politico, Franc Štoka, membro del mwbk0partito comunista jugoslavo. Il 4 maggio vennero emanati dall'autorità jugoslava presente a Trieste, chiamata mwbk4Comando Città di Trieste (Komanda Mesta Trst), gli ordini 1, 2, 3 e 4, che proclamarono lo mwbk8stato di guerra imponendo il coprifuoco a combattimenti terminati e uniformarono il fuso orario triestino a quello jugoslavocite-ref-69[67].
Questi provvedimenti limitarono anche la circolazione dei veicoli e decretarono al contempo il prelevamento dalle proprie case di centinaia di cittadini, sospettati di nutrire scarse simpatie nei confronti della ideologia comunista che guidava le brigate jugoslave.
Fra questi non vi furono solo fascisti o collaborazionisti, ma anche combattenti non comunisti della Guerra di Liberazione italiana o anche stessi comunisti che si opponevano all'annessione di Trieste alla Jugoslavia, che vennero deportati in massa in vari campi di prigionia, quali il mwblscampo di concentramento di Borovnica o quello di mwblwGoli Otok da cui non fecero più ritorno. Molti di essi furono uccisi direttamente e gettati nelle mwbl0foibe triestine.
A Basovizza, frazione del comune di Trieste, nel maggio del 1945 venne occultato all'interno del pozzo (mwbl8Foiba di Basovizza) un numero imprecisato di cadaveri di prigionieri, militari e civili trucidati dall'esercito e dai partigiani jugoslavi. Un memorandum statunitense dell'8 maggio recitava:
«A Trieste gli jugoslavi stanno usando tutte le familiari tattiche di terrore. Ogni italiano di una qualche importanza viene arrestato. Gli Jugoslavi hanno assunto un controllo completo e stanno attuando la coscrizione degli italiani per il lavoro forzato, rilevando le banche e altre proprietà di valore e requisendo cereali e altre vettovaglie in grande quantità.»
(Il memorandum stilato dal Dipartimento di Stato USA in data 8 maggio 1945cite-ref-70[68])
L'otto maggio proclamarono Trieste città autonoma in seno alla Repubblica Federativa di Jugoslavia. Sugli edifici pubblici fecero sventolare la bandiera Jugoslava affiancata dal Tricolore italiano con la stella rossa al centro.
La città visse momenti difficili, di gran timore, con le persone dibattute tra idee profondamente diverse: l'annessione alla Jugoslavia o il ritorno all'Italia. In questo clima si verificarono confische, requisizioni e arresti sommari. Vi furono anche casi di vendette personali, in una popolazione esasperata dagli eventi bellici e dalle contrapposizioni del periodo fascista. Invano i triestini sollecitarono l'intervento degli mwbnaAlleati.
Il comando alleato e quello jugoslavo raggiunsero infine un accordo provvisorio sull'occupazione di Trieste. Il 9 giugno 1945 a mwbniBelgrado, Josip Broz Tito, verificato che mwbnmStalin non era disposto a sostenerlo, concluse l'accordo con il generale mwbnqAlexander. Furono create una zona A, affidata all'amministrazione alleata, che comprendeva Trieste e Gorizia e saliva lungo l'Isonzo a Tolmino e Caporetto fino al confine di Tarvisio per scendere giù fino all'enclave di Pola, e una zona B, affidata all'amministrazione della Repubblica Federale di Jugoslavia, che comprendeva l'Istria, Fiume e le Isole del Quarnaro.
Il ritorno di Trieste all'Italia
Il 10 febbraio 1947 fu firmato il mwboqTrattato di Parigi fra l'Italia e le potenze alleate, che istituì il mwbouTerritorio Libero di Trieste (TLT), costituito dal litorale triestino lungo la parte nordoccidentale dell'Istria, provvisoriamente diviso da un confine passante a sud della cittadina di mwboyMuggia ed amministrato dal Governo Militare Alleato (zona A) e dall'esercito jugoslavo (zona B), in attesa della creazione degli organi costituzionali del nuovo Stato.
La situazione si chiarì solo il 5 ottobre 1954, quando con il mwbo0Memorandum di Londra la Zona A con la città di Trieste e il suo mwbo4porto franco internazionale passarono dall'amministrazione militare alleata all'amministrazione civile italiana, mentre la Zona B passò dall'amministrazione militare a quella civile jugoslava. Passarono quindi all'amministrazione italiana i seguenti comuni della zona A: mwbo8Duino-Aurisina, mwbpaSgonico, mwbpeMonrupino, Trieste, mwbpiMuggia e mwbpmSan Dorligo della Valle. Il passaggio dei poteri nella Zona A avvenne ufficialmente il 25 ottobre 1954.
Gli accordi prevedevano inoltre alcune rettifiche territoriali a favore della Jugoslavia (la cosiddetta "mwbpuoperazione Giardinaggio"), che cambiarono lievemente i confini della zona A con la cessione di alcune aree appartenenti al comune di mwbpyMuggia; complessivamente il mutamento di confini interessò una decina di km². Il 4 novembre 1954, durante le celebrazioni della mwbpcGiornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate, mwbpgFesta nazionale che commemora la vittoria italiana nella mwbpkprima guerra mondiale, considerata il completamento del processo di unificazione risorgimentale grazie all'annessione di mwbpoTrento e Trieste, il Presidente della Repubblica mwbpsLuigi Einaudi si recò nella città giuliana in visita ufficiale. Nel corso del suo breve discorso affermò:
«... Voi triestini, per giungere alla meta, avete discusso clausola per clausola, parola per parola, per lunghi mesi l'accordo or firmato. Avete difeso metro per metro quel territorio che nella vostra convinzione doveva rimanere unito a Trieste. Consentitemi di congratularmi con voi per aver dato prova di coraggio. Operando così, in silenzio, siete benemeriti della patria italiana."...»
Nella zona A erano presenti mwbqm5,000 soldati americani della TRUST (mwbqqTRieste United States Troops) e mwbqu5,000 soldati britannici della BETFOR (mwbqyBritish Element Trieste FORce). La presa di possesso della zona A da parte dell'Italia avviene il 26 ottobre 1954; gli alleati si ritirarono tra il 25 e il 27. Con legge costituzionale del 31 gennaio 1963, entrata in vigore il 16 febbraio, viene poi formata la regione mwbqcFriuli-Venezia Giulia, di cui Trieste diviene mwbqgcapoluogo.
Fu necessario attendere il mwbqoTrattato di Osimo del 10 novembre 1975 per un regolamento definitivo tra mwbqsItalia e Jugoslavia, con la conseguente fine delle rivendicazioni territoriali tra i due Paesi, il quale sancì mwbqwmwbq0de jure la separazione territoriale che già si era venuta a creare mwbq4mwbq8de facto in seguito al mwbraMemorandum di Londra (1954), rendendo definitive le frontiere fra l'Italia e l'allora mwbreRepubblica Socialista Federale di Jugoslaviacite-ref-71[69].
Il Trattato di Osimo concluse quindi la fase storica iniziata nel 1947 con il trattato di pace di Parigi, con il quale era stata decretata la cessione alla Jugoslavia di gran parte della mwbrcVenezia Giulia e dell'intero mwbrgQuarnaro (ossia mwbrkFiume e le mwbroisole Quarnerine, la quasi totalità dell'mwbrsIstria e gli altopiani carsici a est e nord-est di mwbrwGorizia) e la creazione del Territorio Libero di Trieste comprendente l'attuale mwbr0provincia di Trieste e i territori costieri istriani da mwbr4Ancarano a mwbr8Cittanova (oggi, rispettivamente, in mwbsaSlovenia e in mwbseCroazia).
La mancata attivazione delle procedure per la costituzione degli organi costituzionali del Territorio Libero di Trieste impedì di fatto a questo di costituirsi ufficialmente. La successiva cessione del potere di amministrazione civile del Territorio Libero di Trieste all'Italia (zona A) e Jugoslavia (zona B) creò le condizioni per gli sviluppi successivi che portarono infine al mwbskTrattato di Osimo.
Trieste nell'Unione europea
Nel 2004, insieme ad altri Paesi europei, la mwbswSlovenia è entrata a far parte dell'mwbs0Unione europea, e nel 2007, ha aderito alla mwbs4convenzione di Schengen, facendo così venir meno la figura di Trieste come città di confine. In particolare, la convenzione regola l'apertura delle frontiere tra i Paesi aderenti; dal 2007, quindi, i confini italo-sloveni hanno cessato di esser da impedimento al libero passaggio di merci e persone.cite-ref-72[70]
Firmata inizialmente il 19 giugno 1990, in una mwbtqprima versione, dai Paesi del mwbtuBenelux, dalla mwbtyGermania Ovest e dalla mwbtcFrancia, alla successiva e omonima convenzione hanno poi aderito anche altri Paesi dell'Unione europea, tra cui mwbtgItalia (1990) e, appunto, Slovenia (2004).cite-ref-eurlex-73-0[71]
Simboli
Lo stemma della città di Trieste è costituito da uno mwbuescudo francese antico di color mwbuirosso con uno spiedo alla furlanacite-ref-74[72]cite-ref-75[73]cite-ref-76[74]cite-ref-77[75]cite-ref-78[76] al centro (chiamato erroneamente alabarda o lancia dimwbvcmwbvgSan Sergio) il tutto mwbvktimbrato da una mwbvocorona muraria da mwbvscittà.
Lo mwbwestemma, approvato con decreto del mwbwiCapo del governo del 3 luglio 1930cite-ref-79[77] (trascritto nel Libro Araldico degli enti morali al vol. I, p.mwbwc 216), ha la seguente mwbwgblasonatura:
«Di rosso, all'alabarda di San Sergio d'argento.»
«Drappo rosso caricato dall'alabarda di San Sergio con la iscrizione centrata in oro "Città di Trieste".»
Secondo la mwbxqleggenda, lo stemma di Trieste ebbe origine dalla storia legata al mwbxumartirio di san Sergio. Il santo, alla sua partenza dalla città, presentendo prossima la propria morte, aveva promesso ai cittadini suoi compagni di fede che nel caso in cui egli fosse stato ucciso per la sua fede, essi avrebbero ricevuto un segno mwbxyceleste. La sua lancia cadde dal cielo sulla piazza maggiore di Trieste, il giorno in cui san Sergio soffriva il martirio in mwbxcPersia, nel 336.
L'arma è attualmente conservata nel tesoro della mwbxkcattedrale di San Giusto e viene ritenuta inattaccabile dalla mwbxoruggine. Questo tipo d'arma viene definito come lo mwbxsspiedo alla furlana. Così chiamata perché arma tipica della fanteria friulana ai tempi del mwbxwPatriarcato di Aquileia. Di essa comunque non è possibile definire né un'origine certa né l'esatta epoca di forgia. Le prime testimonianze scritte dell'uso della lancia di San Sergio quale stemma cittadino risalgono invece al XIII secolo.
Onorificenze
Trieste figura tra le mwbx8Città decorate al valor militare per la guerra di liberazione, insignita della mwbyamedaglia d'oro al valor militare per i sacrifici delle sue popolazioni nell'arco di tempo compreso tra la prima guerra mondiale e la lotta partigiana durante la mwbyeseconda guerra mondiale:
Medaglia d'oro al valor militare
«Protesa da secoli a additare nel nome d'Italia le vie dell'unione tra popoli di stirpe diversa, fieramente partecipava con i figli migliori alla lotta per l'indipendenza e per l'unità della Patria; nella lunga vigilia confermava con il sacrificio dei martiri la volontà d'essere italiana; questa volontà suggellava con il sangue e con l'eroismo dei volontari della guerra 1915-18. In condizioni particolarmente difficili, sotto l'artiglio nazista, dimostrava nella lotta partigiana quale fosse il suo anelito alla giustizia e alla libertà che conquistava cacciando a viva forza l'oppressore. Sottoposta a durissima occupazione straniera, subiva con fierezza il martirio delle stragi e delle
foibe
, non rinunciando a manifestare attivamente il suo attaccamento alla Patria. Contro i trattati che la volevano staccata dalla Madrepatria, nelle drammatiche vicende di un lungo periodo di incertezze e di coercizioni, con tenacia, con passione e con nuovi sacrifici di sangue ribadiva dinanzi al mondo, il suo incrollabile diritto d'essere italiana. Esempio d'inestinguibile fede patriottica, di costanza contro ogni avversità e d'eroismo. 1915-18, 1943-47, 1948-54»
—
9 novembre 1956
Titolo di Città
Monumenti e luoghi d'interesse
Architetture religiose
La mwbzaCattedrale di San Giusto
La basilica cattedrale di San Giusto è il principale edificio religioso mwbzicattolico della città di Trieste. Si trova sulla sommità dell'mwbzmomonimo colle che domina la città. Come viene riferito dalla maggior parte degli storici triestini, l'aspetto attuale della basilica deriva dall'unificazione delle due preesistenti chiese di Santa Maria e di quella dedicata al mwbzqmartire san Giusto, che vennero inglobate in un unico edificio dal vescovo Rodolfo Pedrazzani da Robeccocite-ref-rotta-82-0[80] tra gli anni 1302 e 1320 per provvedere la città di una cattedrale imponentecite-ref-83[81].
La prima notizia riguardante la mwbz8cattedrale risale all'anno 1337, quando il mwbaacampanile dell'ex chiesa di Santa Maria venne rivestito con uno spesso muro per poter sostenere il nuovo edificio. I lavori al campanile si conclusero nel 1343, ma quelli alla chiesa si protrassero fino alla fine del XIV secolo. Il campanile in origine era più elevato, ma nel 1422 venne colpito da un fulmine venendo ridotto all'altezza attuale. Dopo la definitiva dedizione della città all'mwbaeAustria (1382), l'allora mwbaiimperatore mwbamLeopoldo III d'Asburgo nominò il primo vescovo tedesco di Trieste, Enrico de Wildenstein, che in data 27 novembre 1385 consacrò l'altare maggiore della cattedrale ponendo fine ai lavori. Nel novembre del 1899 mwbaqpapa Leone XIII elevò l'edificio sacro triestino alla dignità di mwbaubasilica minorecite-ref-84[82].
Il tempio serbo-ortodosso della Santissima Trinità e di San Spiridione è la chiesa della comunità serbo-ortodossa di Trieste. Opera dell'architetto mwba4Carlo Maciachini (1869), sorge nel luogo della preesistente chiesa di San Spiridione, che venne innalzata nel 1753. Il complesso architettonico, posto nel mwba8Borgo Teresiano nei pressi del mwbbacanal Grande di Trieste, riflette un gusto bizantino che si caratterizza per una cupola più alta dei quattro campanili, per le calotte emisferiche azzurre e per le ampie decorazioni a mosaico che abbelliscono le pareti esterne. Ornano la facciata nove grandi statue opera dello scultore milanese mwbbeEmilio Bisi.
mwbbmSinagoga di Trieste
La sinagoga di Trieste, inaugurata nel 1912, situata tra via San Francesco, via Donizetti e via Zanetti a Trieste è considerata tra i maggiori edifici di culto ebraici in Europa, seconda per dimensione solo alla mwbbuGrande Sinagoga di Budapest, a testimonianza dell'importanza economica, culturale e sociale delle Comunità ebraiche in seno all'Impero austroungarico. Con la prima annessione di Trieste all'Italia, che avvenne nel 1920 al termine della prima guerra mondiale, la città giuliana diventò, insieme alle sinagoghe di Roma, Genova e Livorno, una delle quattro grandi sinagoghe del Novecento presenti sul suolo italiano.
La chiesa dell'Immacolata Concezione della Beata Vergine Mariacite-ref-85[83], meglio conosciuta chiesa di Santa Maria Maggiore, nota anche come chiesa barocca dei gesuiti,cite-ref-86[84] ha stile mwbcebarocco. Costruita nel XVII secolo dai mwbcicompagnia dei gesuiti, dal 1922 è gestita dai mwbcmfrati francescani. La chiesa si trova in via del Collegio, ai piedi del colle di San Giusto e vicino alla mwbcqbasilica del Cristo Salvatore (precedentemente denominata mwbcubasilica di San Silvestro), nelle immediate vicinanze del centro storico di Trieste.
La chiesa di Sant'Antonio Taumaturgo, chiamata comunemente chiesa di Sant'Antonio Nuovo, è il principale edificio religioso del mwbc8Borgo Teresiano e del centro di Triestecite-ref-87[85]. Il progetto della chiesa risale al 1808, ma i lavori cominciarono solo nel 1825. La facciata dell'edificio è caratterizzata da sei colonne mwbdqioniche. Sempre sulla facciata principale, nell'attico, sono presenti sei statue scolpite da Francesco Bosa nel 1842, che raffigurano mwbdusan Giusto, mwbdysan Sergio, mwbdcsan Servolo, san Mauro, sant'Eufemia e santa Tecla. La chiesa è situata nell'omonima piazza, a ridosso del mwbdgCanale Grande.
Il tempio nazionale a Maria Madre e Regina (in sloveno mwbdwSvetišče na Vejni), nome originale dell'edificio religioso che poi è stato elevato a santuario, è una mwbd0chiesa mwbd4cattolica a nord della città di Trieste, posta all'altitudine di 330 metri sul monte Grisa (in sloveno Vejna), da dove si ha una vista spettacolare della città e del golfo. Fu progettato dall'architetto Antonio Guacci su schizzo del vescovo di Trieste e Capodistria mwbd8Antonio Santin: la struttura triangolare evoca la lettera M come simbolo della mwbeaVergine Maria. La costruzione avvenne tra il 1963 e il 1965, mentre l'inaugurazione, ad opera dello stesso vescovo, avvenne il 22 maggio 1966. Il santuario è caratterizzato da un'imponente struttura in cemento armato, con la presenza di due chiese sovrapposte.
La chiesa di San Pasquale Baylón è un mwbeqluogo di culto mwbeucattolico di Trieste. Si trova nel rione di mwbeyChiadino, all'interno del grande parco della villa gentilizia del barone mwbecPasquale Revoltella, in via Carlo de Marchesetti 37. La chiesa, in stile neoromanico con pianta a croce greca, è stata costruita tra il 1863 e il 1866 su progetto dell'architetto Giuseppe Josef Andreas Kranner di Praga ed è stata consacrata il 17 maggio 1867 dal vescovo mwbegBartolomeo Legat.cite-ref-88[86]
La chiesa di San Pasquale Baylón si eleva su un basamento sotto il quale si trova una cripta dove sono sepolti due sarcofagi che conservano le salme del barone Pasquale Revoltella e di sua madre Domenica. Una disposizione testamentaria del 13 ottobre 1866 del barone Pasquale Revoltella costituiva una Pia Fondazione con obbligo, per il cappellano, dell'istruzione scolare e dell'assistenza spirituale dei villici del luogo nonché la celebrazione ogni anno di due messe in suffragio suo e della madre (una il 17 maggio, ricorrenza di san mwbe8Pasquale Baylón, ed una il 15 agosto, ricorrenza dell'Assunta).
Architetture civili
Il palazzo della Luogotenenza austriaca, o palazzo della Prefettura di Trieste, è uno dei palazzi più importanti risalenti al mwbjqdominio asburgico presenti a Trieste. L'entrata principale e monumentale è in mwbjupiazza dell'Unità d'Italia, ma il palazzo si affaccia anche su piazza Verdi e via San Carlo. Già sede della Luogotenenza austriaca, oggi ospita la sede della mwbjyPrefettura di Trieste. Il palazzo sorge sul sito del vecchio Palazzo Governiale, costruito nel 1764 per ordine di mwbjcMaria Teresa d'Austria secondo il disegno di mwbjgGiovanni Fusconi, dove un tempo si trovavano gli uffici dell'mwbjkArsenale imperiale di Trieste. In origine la struttura era costituita da due soli piani, a cui ne venne aggiunto un terzo nel 1825. Demolito nel 1899, l'antico palazzo lasciò il posto alla nuova costruzione realizzata tra il 1901 ed il 1905 su progetto di Emil Artmann.
Subito dopo la decisione di interrare il vecchio mwbj8mandracchio, specchio d'acqua riservato all'ormeggio di piccole imbarcazioni presente anche nel porto di Trieste (i relativi lavori avvennero poi tra il 1858 e il 1863), la piazza fu oggetto di una riprogettazione totale. Prevalse infatti l'idea di uno spazio completamente aperto sul mare, attorniato da edifici e con il municipio posto come base frontale, con il conseguente abbattimento delle mura e degli edifici che allora chiudevano la piazza dal lato mare. Sul luogo designato per far sorgere il moderno Palazzo del Municipio sorgevano diverse casette, una loggia ed alcuni edifici. Nel 1875 l'architetto triestino Giuseppe Bruni vinse la gara per la progettazione del nuovo palazzo. Il nuovo edificio era formato da un corpo unico monumentale sovrastato, nella parte centrale, da una torre. Il Palazzo del Municipio è sovrastato dalla torre campanaria sulla quale sono installati due mwbkamori, chiamati amichevolmente dai triestini mwbkeMicheze e mwbkiJacheze (dallo sloveno mwbkmMihec e mwbkqJakec), anche questi progettati da Bruni, che dal 1876 scandiscono il trascorrere del tempo ogni quarto d'ora, nonché la campana civica con l'mwbkualabarda cittadina.
mwbkgPalazzo Modello
L'edificio, si trova tra il Palazzo del Municipio e mwbkoPalazzo Stratti, fu costruito sempre dall'architetto Giuseppe Bruni tra il 1871 e il 1873, prendendo il posto delle vecchie chiese di San Pietro e San Rocco che si trovavano nello stesso luogo. Il palazzo fu progettato su indicazioni del comune di Trieste venendo soprannominato "Palazzo Modello" perché doveva servire come esempio architettonico per la ristrutturazione che stava avvenendo nell'allora piazza Grande. All'inizio Palazzo Modello fu adibito ad albergo, poi denominato mwbksHotel Delorme, che smise di operare verso il 1912. In luogo dell'attività alberghiera trovarono spazio parte degli uffici del comune. Nel 2007, in seguito alla devastazione che fu causata da un incendio, il comune di Trieste lo ha venduto all'allora azienda municipalizzata mwbkwAcegasApsAmga con l'obiettivo di realizzare la sua nuova sede direzionale. Nell'ultimo piano dell'edificio si notano dei mwbk0telamoni, ovvero statue maschili intente a reggersi la tunica.
Il palazzo del Lloyd Triestino di Trieste è un'importante costruzione della città. L'entrata principale è in mwblipiazza dell'Unità d'Italia, ma il palazzo si affaccia anche in via dell'Orologio, lungo riva del Mandracchio e in via del Mercato Vecchio. Già sede della compagnia di navigazione Lloyd Triestino di Navigazione, poi mwblmLloyd Triestino, è stato ristrutturato più volte, e ora ospita gli uffici della presidenza e della giunta della mwblqregione autonoma Friuli-Venezia Giulia. Il mwbluLloyd Triestino, costituito nel 1833, ebbe la prima sede in piazza Tommaseo, poi spostata in mwblypiazza della Borsa.
mwblkPalazzo delle Poste
Il palazzo delle Poste di Trieste è un importante edificio storico della città giuliana. L'entrata principale è in mwblspiazza Vittorio Veneto. Al suo interno si trova la sede triestina delle mwblwPoste Italiane e del mwbl0Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa. Il palazzo delle Poste di Trieste fu costruito fra il 1890 e il 1894 ad opera dell'architetto mwbl4Friedrich Setz.
Al nuovo palazzo venne destinata l'area occupata dalla mwbmeDogana (sorta sulle antiche mwbmisaline che un tempo occupavano la zona su cui sorge attualmente il mwbmmBorgo Teresiano). Il palazzo, disposto su un'area rettangolare di quasi mwbmq7 100 metri quadrati, venne concepito fin dall'inizio per ospitare sia gli uffici postali e telegrafici, che quelli della mwbmufinanza, per cui l'interno è strutturato in due corpi distinti di mwbmy3 500 metri quadrati ciascuno. Attualmente il palazzo ospita sul lato di mwbmcpiazza Vittorio Veneto la filiale di Trieste delle mwbmgPoste Italiane e al piano terra il mwbmkMuseo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa.
mwbmwPalazzo Galatti
Palazzo Galatti, comunemente chiamato palazzo della Provincia, è un palazzo mwbm4Ottocentesco di Trieste, situato nel centro della città, in mwbm8piazza Vittorio Veneto ma con accessi anche dalle vie Roma, Galatti e della Geppa. L'edificio è costituito da tre piani fuori terra.
Fino al 30 settembre 2017, data di soppressione dell'ente, è stato la sede legale e la più importante sede operativa della mwbniprovincia di Trieste. In seguito all'attuazione della L.R. 26/2014 mwbnmRiordino del sistema Regione – Autonomie Locali nel Friuli-Venezia Giulia. Ordinamento delle Unioni territoriali intercomunali e riallocazione di funzioni amministrative, l'immobile è passato alla mwbnqregione autonoma Friuli-Venezia Giulia per la quale ospita gli uffici della Presidenza, dei Servizi e Politiche Sociali e dell'Edilizia Scolastica Superiore dell'mwbnuEDR di Trieste.
Il Palazzo delle Ferrovie dello Stato è un palazzo mwbnoottocentesco di Trieste, situato nel centro della città, in mwbnspiazza Vittorio Veneto ma con accessi anche dalle vie Milano, Galatti e Filzi. L'edificio è costituito da cinque piani fuori terra. Attualmente, in seguito all'attuazione di un piano di spostamento degli uffici delle Ferrovie in altre strutture, il palazzo è vuoto ed è stato messo in vendita. L'edificio della Direzione compartimentale delle mwbnwFerrovie dello Stato venne realizzato tra il 1894 ed il 1895 su progetto dell'architetto Raimondo Sagors. Lo stabile ospitava al pianterreno alcune attività commerciali tra cui il negozio di Ignazio de Brull, mentre nella parte posteriore del complesso edilizio, in mwbn8epoca fascista, si trovava il Teatro del Dopolavoro Ferroviario, diventato Cinema Vittorio Veneto, inaugurato nel 1949.
mwboiPalazzo Economo
Il Palazzo Economo, ampio edificio in stile ecclettico, fu edificato a fine ottocento con la duplice funzione di residenza di pregio e magazzino mercantile su commissione dell'imprenditore e commerciante di origine greca Giovanni Economo. Acquistato dal mwboqMinistero della cultura negli anni 70 del secolo scorso, è oggi sede degli uffici della mwbouSoprintendenza del mwboyFriuli-Venezia Giuliacite-ref-89[87].
il Palazzo della Banca di Praga, eretto tra il 1911 e il 1914, si distingue per il suo stile di stampo secessionista boemo con influenze razionaliste.
mwbpePalazzo di Giustizia
Il Palazzo di Giustizia è un edificio giudiziario di Trieste che si trova nei pressi del Foro Ulpiano. Nel febbraio 1895, durante l'epoca austroungarica, la Dieta Provinciale di Trieste e Magistrato Civico decisero l'edificazione di un unico complesso architettonico che contenesse tutti gli uffici giudiziari, le carceri e l'archivio dei Libri Tavolari, all'epoca dislocati in diverse zone della città, tra cui in via Santi Martiri (attuale via Duca d'Aosta), in via della Sanità (ora via Armando Diaz) e nel palazzo Bordeaux.cite-ref-90[88]
Il governo austriaco chiese l'aiuto economico del comune di Trieste il quale, dopo un iniziale rifiuto per mancanza di fondi, si accordò per vendere all'erario un terreno di mwbpo37 214 mmwbps3 al prezzo agevolato di mwbpw324 919 mwbp0fiorino austro-ungarico, con contratto stipulato in data 25 luglio 1898.cite-ref-91[89]
Palazzo del Tergesteo di Trieste è un importante edificio della città. L'entrata principale è in mwbqypiazza della Borsa, ma il palazzo si affaccia anche in piazza Verdi. Già sede della borsa di Trieste, è stato ristrutturato più volte, l'ultima delle quali tra il 2009 e il 2011. Nel 1838 il terreno dove ora sorge Palazzo del Tergesteo venne venduto da Giuseppe Brambilla alla società Tergesteo, costituita con lo scopo di erigere un maestoso palazzo polifunzionale nel centro di Trieste. La compagine societaria è suddivisa in mwbqc1 500 azioni, tra i cui azionisti si ricordano il ministro austriaco mwbqgKarl Ludwig von Bruck e il barone mwbqkPasquale Revoltella. Nel 1840 cominciano i lavori di edificazione, che terminano nel 1842.
mwbqwCasa Terni-Smolars
Opera dell'architetto mwbq4Romeo Depaoli, venne progetta nel 1906. È considerata come uno dei migliori esempi di liberty triestinocite-ref-02-92-0[90].
mwbruPalazzo Aedes
Palazzo Aedes, comunemente chiamato grattacielo Rosso, è un palazzo mwbrcnovecentesco di Trieste, situato in piazza Luigi Amedeo Duca degli Abruzzi, ovvero nel punto d'incontro fra il mwbrgcanal Grande di Trieste e le rive. Fu costruito fra il 1926 e il 1928 a fianco di mwbrkpalazzo Gopcevich su progetto dell'architetto mwbroArduino Berlam. L'edificio trae ispirazione dai nuovi mwbrsgrattacieli di mwbrwNew York in mattoni rossi, ed è noto come il primo vero grattacielo costruito a Triestecite-ref-93[91].
mwbsmPalazzo Carciotti
Palazzo Carciotti è un palazzo mwbsusettecentesco di Trieste, situato nel centro della città, posto all'inizio del mwbsycanal Grande di Trieste. Il palazzo fu realizzato sulla già citata area un tempo destinata a mwbscsaline. Il committente fu il commerciante greco mwbsgDemetrio Carciotti, stabilitosi a Trieste nel 1775. Arricchitosi con il commercio di panni dalla mwbskBoemia, alla fine del Settecento Demetrio Carciotti acquistò le cinque case che si trovavano sul lato destro dell'entrata del canale. Per la costruzione di questo palazzo, Demetrio Carciotti si affidò all'architetto mwbsoMatteo Pertsch, che presentò il suo progetto nel 1798. Subito iniziarono i lavori di edificazione, ai quali sovrintendeva Giovanni Righetti, che si protrassero fino al 1805.
Nel 1924 l'amministrazione dei Magazzini generali decide di costruire a Trieste una stazione marittima per passeggeri. Il governo fascista inserì questa costruzione tra le opere pubbliche di immediata esecuzione, vista la sua importanzacite-ref-0-94-0[92]. La stazione marittima di Trieste, che è stata progettata da mwbtmUmberto Nordio e mwbtqGiacomo Zammattio, è stata costruita fra il 1926 e il 1930cite-ref-0-94-1[92]. L'edificio, che si trova sul Molo dei mwbtkBersaglieri, è il risultato della trasformazione di un semplice magazzino del porto di Trieste, che durante la dominazione asburgica era principalmente destinato a deposito dei vini di importazione dall'Italia.
mwbtwPalazzo Gopcevich
Palazzo Gopcevich ospita il Civico Museo Teatrale Carlo Schmidl. L'edificio, dal caratteristico intonaco bianco e rosso, si trova nel centro della città, nel mwbt4Borgo Teresiano, sulla riva del mwbt8canal Grande di Trieste e fu costruito nel 1850 su progetto dell'architetto mwbuaGiovanni Andrea Berlam per conto dell'armatore serbo mwbueSpiridione Gopcevich, da cui il nome del palazzo. Il prospetto che si affaccia sul canale, dallo stile eclettico, composto da un disegno a greche rosso e gialle, è inoltre arricchito da statue, fregi e medaglioni che ricordano i protagonisti della mwbuibattaglia della Piana dei Merli, combattuta il 15 giugno 1389, mwbumgiorno di San Vito, dall'mwbuqesercito dell'alleanza dei regni serbicite-ref-95[93] contro l'esercito mwbukottomano, nella mwbuoPiana dei Merli, una pianura nell'odierno mwbusKosovo. L'interno dell'edificio presenta ambienti di notevole ricercatezza, sia negli arredi che nei pavimenti intarsiati, oltre che nei soffitti decorati. L'ultimo radicale restauro di Palazzo Gopcevich risale al 1988.
mwbu4Caffè San Marco
Il Caffè San Marco è un mwbvacaffè storico situato in via Battisti 18. Fondato nel 1914, il locale è celebre per essere sempre stato uno dei principali ritrovi degli intellettuali della città. Il Caffè San Marco è ospitato un edificio innalzato nel 1912 dalle mwbveAssicurazioni Generali, che affittò il pianterreno a Marco Lovrinovich, originario di mwbviParenzo, che inaugurò lo storico caffè il 3 gennaio 1914. Il locale diventò gradualmente il ritrovo principale di giovani studenti e degli intellettuali della città, ma non solo: il mwbvmcaffè, infatti, iniziò a ospitare giovani mwbvqirredentisti italiani funzionando anche come laboratorio di produzione di mwbvupassaporti falsi per permettere la fuga in mwbvyItalia di patrioti antiaustriaci. Per tali motivi, in piena mwbvcprima guerra mondiale, il 23 maggio 1915, un gruppo di soldati dell'esercito austroungarico irruppe all'interno del locale devastandolo e decretandone la chiusura permanente. Lovrinovich stesso fu cacciato brutalmente e trasferito nel carcere di mwbvgLiebenau in mwbvkAlta Austria, perché si era causato volontariamente il mwbvotracoma con una soluzione batterica allo scopo di non essere arruolato nell'mwbvsimperiale e regio esercito austro-ungarico, appena mobilitato per il mwbvwfronte italiano, vista la mwbv0dichiarazione di guerra appena dichiarata dall'Italia, che fece così il suo ingresso nel conflitto mondiale.
mwbwaLanterna di Trieste
Il faro della Lanterna di Trieste si trova in cima al Molo Fratelli Bandiera, all'estremità ovest della città, delimitando l'ingresso al porto vecchio. La costruzione del faro, che entrò in funzione l'11 febbraio 1833, fu voluta dal governatore della città mwbwiCarlo Zinzendorf su progetto di mwbwmMatteo Pertsch. Il gruppo ottico è sorretto da una colonna in pietra a base cilindrica che si erge da una Torre Massimiliana merlata con due ordini di troniere. Oltre alla funzione di faro, infatti, la costruzione doveva svolgere anche una funzione di difesa del porto. Le fondazioni del faro poggiano su quello che un tempo era lo Scoglio dello Zucco.
mwbwyFaro della Vittoria
Il faro della Vittoria è stato costruito tra il 15 gennaio 1923 e il 24 maggio 1927cite-ref-96[N 3], ad opera dell'mwbwwarchitetto italiano mwbw0Arduino Berlam. Oltre che ad assolvere le funzioni di mwbw4faro per la navigazione, illuminando il mwbw8golfo di Trieste, il Faro della Vittoria svolge anche le funzioni di monumento commemorativo in onore dei caduti del mare durante la mwbxaprima guerra mondiale, così come testimoniato dall'iscrizione posta alla sua base:
«
Splendi e ricorda i cadvti svl mare (Mcmxv – Mcmxviii)
»
(Iscrizione presente sulla base del Faro della Vittoria dedicata ai caduti del mare durante la prima guerra mondiale)
In particolare, i mwbxunumeri romani mwbxyMcmxv e mwbxcMcmxviii ricordano gli anni di inizio e termine della prima guerra mondiale per l'Italia, ovvero 1915 e 1918.
mwbxoVilla Necker
Villa Necker è una dimora storica in mwbxwstile neoclassico, situata in via dell'Università 2. Villa Necker sorge sull'area occupata in origine dai terreni di proprietà "dei Santi Martiri". Gran parte della critica attribuisce la realizzazione della villa all'architetto mwbx0Giacomo Marchini, su progetto del francese Champion, giunto in città nel 1784 e al quale si deve anche il disegno di Villa Murat, oggi non più esistente. La struttura, inserita all'interno di un ampio parco, si presenta a tre piani fuori terra.
mwbyaVilla Engelmann
Villa Engelmann si trova in via di Chiadino 5 di fronte alla chiesa Beata Vergine delle Grazie. La villa e il parco adiacente furono progettati per volere di Francesco Ponti nel 1840 con i lavori di costruzione che durarono tre anni. Nel 1888 Villa Engelmann fu acquistata da Frida Engelmann, mentre nel 1938 passò in eredità a Guglielmo Engelmann. L'intera area fu ceduta alla città di Trieste da suo figlio Werner.
mwbyyVilla Sigmundt
Villa Sigmundt si trova in Via Rossetti ai civici 44 e 46. Fu progettata da mwbygGiovanni Andrea Berlam nel 1861 su commissione di Edmund Sigmundt, ricco mercante triestino di spugne. Costruita nel rione di mwbykChiadino, è rimasta immutata dalla sua inaugurazione.
Il Castelletto o Villa Geiringer sorge in posizione dominante sul colle di Scorcola. Venne eretta quale residenza personale dell'architetto triestino mwby4Eugenio Geiringer nel 1896.cite-ref-97[94]
Castelli e architetture militari
mwb2iCastello di Miramare
Il castello di Miramare fu eretto come residenza della corte Asburgica nell'attuale mwb2qomonimo quartiere di Trieste per volere di mwb2uMassimiliano d'Asburgo-Lorena, arciduca d'Austria e mwb2yimperatore del Messico, per farne la propria dimora da condividere con la moglie mwb2cCarlotta del Belgio. In tempi recenti il castello si è trasformato in mwb2gMuseo storico del castello di Miramare, che ha fatto registrare, nel 2016, mwb2k257 237 visitatori, mentre il parco del castello di Miramare ha fatto registrare mwb2o833 300 visitatoricite-ref-98[95].
Il castello di San Giusto è una mwb3mfortezza-mwb3qmuseo situata sul mwb3ucolle omonimo. Come dimora storica, è stato restaurato negli anni 2000 venendo adibito a museo civico dal Comune di Trieste, la cui struttura appartiene al demanio comunale dal 1930. Sul Bastione Lalio è stato inaugurato il 4 aprile 2001 il mwb3yLapidario mwb3cTergestino costituito da mwb3giscrizioni, mwb3ksculture, mwb3obassorilievi e frammenti di mwb3sarchitetture di mwb3wepoca romana. È visitabile solo in parte: oltre al lapidario, sono infatti accessibili la mwb30Cappella, la Sala Caprin, l'ampio cortile interno – sede di manifestazioni nel periodo estivo - e gli spalti, da cui si gode un ampio panorama sulla città sottostante.
mwb4aCastello di Muggia
Il castello, che si affaccia in posizione elevata sul porticciolo di Muggia, è di proprietà dello scultore mwb4iVilli Bossi e di sua moglie Gabriella. Viene aperto al pubblico in particolari occasioni, in particolare per iniziative culturali e musicali. Il primo nucleo del castello fu una torre fatta erigere dal mwb4mpatriarca di Aquileia mwb4qMarquardo di Randeck nel 1374 a Borgolauro, moderno quartiere centrale del confinante comune di Muggia, che si trova lungo il mare. La sua costruzione si protrasse sino al 1399.
mwb4wGallerie antiaeree
Kleine Berlin (mwb44piccola mwb48Berlino in mwb5atedesco. In realtà errato, perché in mwb5elingua tedesca mwb5iBerlin non è femminile, visto che si dovrebbe dire mwb5mKleines Berlin) è il più esteso complesso di gallerie antiaeree sotterranee risalenti alla mwb5qseconda guerra mondiale ancora esistente a Trieste. Data la sua conformazione collinare, Trieste è percorsa da numerose gallerie antiaeree, ma il complesso della Kleine Berlin è particolare per la sua ampiezza, la sua estensione, e per il fatto di essere visitabile dal pubblico.:Anche la mwb5ugalleria di Montebello fu un rifugio antiaereo, ma i due ingressi furono unificati per creare un rapido passaggio stradale tra i quartieri di Barriera Vecchia e la periferia meridionale della città.
Architetture marittime
Il Canal Grande di Trieste è un canale navigabile che si trova nel cuore del mwb6uBorgo Teresiano, in pieno centro storico, a metà strada tra la mwb6ystazione di Trieste Centrale e mwb6cpiazza Unità d'Italia, con imboccatura dal bacino di San Giorgio del Porto Vecchio. Fu realizzato tra il 1754 e il 1756 dal veneziano Matteo Pirona, scavando ulteriormente il collettore principale delle saline, quando queste vennero interrate per permettere lo sviluppo urbanistico della città all'esterno delle mura. È stato costruito affinché le imbarcazioni potessero giungere direttamente fino al centro della città per scaricare e caricare le loro merci.
mwb6oMolo Audace
Il Molo Audace si trova sulle rive di Trieste, in pieno centro della città, a pochi passi da mwb6wpiazza Unità d'Italia e dal mwb60Canal Grande di Trieste. Nel 1740 affondò nel porto di Trieste, vicino alla riva, la nave mwb64San Carlo. Invece di rimuovere il relitto, si decise di utilizzarlo come base per la costruzione di un nuovo mwb68molo, che venne costruito tra il 1743 ed il 1751 venendo intitolato a San Carlo. Il Molo Audace separa il bacino di San Giorgio dal bacino di San Giusto del Porto Vecchio. Il 3 novembre 1918, alla fine della prima guerra mondiale, la prima nave della mwb7aRegia Marina italiana ad entrare nel porto di Trieste e ad attraccare al molo San Carlo fu il mwb7ecacciatorpediniere Audace, la cui àncora è ora esposta alla base del mwb7mFaro della Vittoria di Trieste. In ricordo di questo avvenimento, nel marzo del 1922, venne cambiato nome all'attracco da Molo San Carlo a Molo Audace. All'estremità del molo stesso, nel 1925, venne eretta una mwb7qrosa dei venti in bronzo, con al centro un'epigrafe che ricorda lo storico approdo della nave mwb7uAudace, e sul fianco la dicitura
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Fusa nel bronzo nemico III novembre Mcmxxv
»
(Iscrizione presente sul Molo Audace)
Il mwb7knumero romano mwb7oIII novembre Mcmxxv (3 novembre 1925) ricorda la data della cerimonia che commemorò, sette anni dopo, l'attracco del cacciatorpediniere mwb7sAudace, e con esso il seguente sbarco dei marinai italiani nella Trieste appena liberata dalle truppe austroungariche.
Architetture ferroviarie
mwb8uTranvia di Opicina
La Tranvia di Opicina (mwb8ctram de Opcina in mwb8gdialetto triestino, mwb8kOpenski tramvaj in mwb8osloveno), nota anche come mwb8sTrenovia di Opicina, una delle attrazioni turistiche della città di Trieste, è una mwb8wlinea tranviaria interurbana panoramica gestita dalla mwb80Trieste Trasporti. Sua caratteristica unica in Europacite-ref-99[96] è quella di possedere un tratto di circa mwb9i800 m in forte pendenza (fino al 26%) lungo il quale le vetture vengono spinte (in salita) o trattenute (in discesa) da carri-scudo vincolati ad un impianto mwb9mfunicolare. Il servizio, classificato come linea 2, presenta un percorso urbano nel centro di Trieste (a livello del mare) e una tratta interurbana di collegamento con la frazione di mwb9qVilla Opicina sull'mwb9ualtopiano del Carso, a mwb9y329 m s.l.m.. In funzione dal 9 settembre 1902, è lunga poco più di mwb9c5 km.
Vie e piazze
Piazza Unità d'Italia è la piazza principale di Trieste. Si trova ai piedi del mwb90colle di San Giusto, tra il mwb94Borgo Teresiano e il mwb98Borgo Giuseppino. Di pianta rettangolare, la piazza si apre da un lato sul mwb-aGolfo di Trieste, mentre dall'altro è circondata da numerosi palazzi e da diversi edifici pubblici. Affacciate sulla piazza si trovano le sedi di diversi enti: il municipio di Trieste, il palazzo della Giunta regionale del mwb-eFriuli-Venezia Giulia e la mwb-iprefettura del capoluogo. La piazza ha un'area totale di mwb-m12 280 m².cite-ref-100[97] Anticamente era chiamata mwb-gPiazza San Pietro, dal nome di una chiesetta ivi esistente, poi cambiò nome in mwb-kPiazza Grande, mentre durante il mwb-operiodo austriaco il nome fu mutato in mwb-sPiazza Francesco Giuseppe, dal nome dell'imperatore mwb-wFrancesco Giuseppe d'Austria. Ha preso il nome attuale nel 1918, quando la città fu annessa all'Italia.mwb-i
mwb-oPiazza della Borsa
Piazza della Borsa è una delle piazze principali di Trieste. Conosciuta anche come il mwb-wsecondo salotto buono cittadino, la piazza è stata il centro economico della città per tutto il XIX secolo. È la piazza immediatamente adiacente a Piazza Unità d'Italia che prosegue, restringendosi, fino all'inizio di corso Italia, un'importante arteria cittadina. Il luogo dove sorge la piazza si trovava anticamente appena fuori dalle mura cittadine. Infatti, nel punto dove si trova il passaggio con Piazza Unità, era situata porta di Vienna. Le case che delimitano la piazza verso la periferia della città seguono invece la linea delle antiche mura verso la torre di Riborgo.
Quartieri
mwcaaBorgo Teresiano
Il Borgo Teresiano è un quartiere di Trieste costruito attorno alla metà del XVIII secolo e voluto dall'allora mwcaiimperatore d'Austria Carlo VI e – dopo la sua morte – da mwcamMaria Teresa d'Austria. Il quartiere fu progettato per dare un po' di respiro e sviluppo alla città che stava assistendo al fiorire del commercio portuale. Venne ricavato dall'interramento delle antiche saline di Trieste urbanizzando un'area al di fuori dalle mura. Con il suo asse viario a trama ortogonale, è uno dei primi esempi di piani regolatori cittadini moderni. Il Borgo Teresiano si sviluppa tra la via Carducci, corso Italia, la mwcaqstazione di Trieste Centrale e le rive.
mwcacBorgo Giuseppino
Il Borgo Giuseppino è un quartiere di Trieste progettato e costruito a partire dalla fine del XVIII secolo. Il nome deriva dall'imperatore d'Austria mwcakGiuseppe II d'Austria, figlio dell'imperatrice Maria Teresa d'Austria, che continuò il periodo di riforme già avviato dalla madre. Il borgo si estende fuori dalle Mura dell'antica Porta Cavana raggiungendo il terreno del mwcaoLazzaretto di San Carlo. Dopo che la città si era espansa nel mwcasBorgo Teresiano, luogo occupato prima dalle antiche saline, aveva bisogno di nuovi e numerosi spazi, data la crescita vertiginosa a cui si stava assistendo. Il progetto per la costruzione del quartiere fu avviato a partire dal 1788 dall'architetto mwcawDomenico Corti. Nel Borgo Giuseppino si trova la mwca0piazza Venezia, un tempo nota come mwca4piazza Giuseppina. Un monumento raffigurante mwca8Massimiliano, opera di mwcbaJohannes Schilling, si erge nel centro della piazza.
Siti archeologici
mwcdcTergeste
L'importanza strategica dell'antica città romana di mwcdkTergeste, che diede poi origine alla moderna Trieste, è anche indicata dalla sue possenti mura. Fatte di blocchi di pietra, circondavano la città partendo dalle zone collinari fino a scendere verso il mare. L'antica Trieste romana, infatti, possedeva un porto in zona Campo Marzio, dove ora è situata l'mwcdoomonima stazione ferroviaria e il mwcdsrelativo museo ferroviario, dotato di scali di modeste dimensioni lungo il litorale, che si trovavano sotto il promontorio di San Vito e nei pressi della moderna località di Grignano, dove erano anche presenti alcune ville patrizie, estendendosi fino a Santa Croce. Il fabbisogno idrico della città era all'epoca soddisfatto da due mwcdwacquedotti: quello di Bagnoli e quello di San Giovanni di Guardiella.
Fondamentale per lo sviluppo economico della città fu una mwcd8strada romana realizzata dall'imperatore Flavio Vespasiano, denominata mwceemwceiVia Flavia, che fu costruita tra il 78 e il 79, che diventò con il passare dei decenni la più importante strada della mwcemregione augustea mwceqmwceuVenetia et Histria. Il suo percorso si sviluppava da mwceyTergeste costeggiando il litorale mwcecistriano passando poi per mwcegPola e mwcekFiume; giungeva infine in mwceoDalmazia, ma si è supposto che dovesse originariamente prolungarsi sino alla mwcesGrecia. Era una delle vie più importanti fra quelle che non partivano direttamente da mwcewRoma.
Altra importante strada che passava attraverso la città antica era la mwce8mwcfaVia Gemina,cite-ref-101[98], che collegava mwcfuAquileia ad mwcfyEmona (la moderna mwcfcLubiana) e che fu costruita dopo il 14 a.C. dalla mwcfgmwcfklegio XIII Gemina.cite-ref-102[99] La mwcf4Via Gemina seguiva il primo tratto dell'antichissima mwcf8via dell'ambra: quando si dividevano, quest'ultima proseguiva poi fino al mwcgaDanubio verso mwcgemwcgiCarnuntum.cite-ref-103[100]
Il teatro romano di Trieste si trova ai piedi del mwcgscolle di San Giusto, in pieno centro storico, al limitare della città vecchia, tra via Donota e via del Teatro Romano. All'epoca della sua costruzione, il teatro si trovava fuori dalle mura cittadine in riva al mare, che a quel tempo giungeva sino a quella zona. Sulle sue gradinate, costruite anche sfruttando la naturale pendenza del colle, potevano venir ospitati, a seconda delle varie fonti, dai mwcgw3 500 ai mwcg06 000 spettatori. La costruzione del teatro viene datata alla fine del I secolo a.C., con il suo ampliamento che avvenne all'inizio del II secolo d.C. Probabilmente fu costruito per volere del triestino mwcg4Quinto Petronio Modesto, mwcg8procuratore e mwchaflamine dell'imperatore mwcheTraiano, citato in diverse iscrizioni, che secondo altre fonti ne curò invece solamente degli interventi di rinnovamento.
Basilica paleocristiana di Trieste e i templi a Giove e ad Atena
La basilica paleocristiana di Trieste, edificata fra il IV e il V secolo, contiene alcuni pregevolissimi mosaici, segno tangibile della ricchezza della chiesa locale e della città di mwchymwchcTergeste fino a tarda età imperiale. I resti della basilica paleocristiana furono scoperti sotto l'attuale mwchgCattedrale di San Giusto. Sul colle di San Giusto sono tuttora visibili alcuni resti dei templi a Giove e ad Atena. Di quest'ultimo si sono conservate alcune strutture architettoniche nelle fondamenta della cattedrale, identificabili dall'esterno grazie ad apposite aperture nelle pareti del campanile e nel sottosuolo (tramite accesso dal Museo civico di storia ed arte di Trieste).
Basilica civile di Trieste
A nord dei templi a Giove e ad Atena si apriva il mwch0foro (avente funzione di piazza principale) che era divisa in tre navate con un'abside interna e che era completato da un portico con annessa la mwch4basilica civile. Il donatore fu Quinto Baieno Blassiano, procuratore di mwch8Traiano che esercitò la sua carica prima del 120-125.
mwciiArco di Riccardo
L'Arco di Riccardo è secondo alcune fonti una delle porte mwciqromane di Trieste risalenti al I secolo a.C.cite-ref-104[101], costruita probabilmente sotto l'mwcikimperatore mwcioOttaviano Augusto negli anni mwcis33-32 a.C. Le forme della decorazione architettonica permettono di datare la forma attuale dell'arco all'età claudio-neroniana o forse all'mwciwetà flavia (50-mwci075 d.C.).cite-ref-105[102] Secondo altre fonti invece si tratta di uno degli ingressi al santuario della mwcjiMagna Matercite-ref-106[103]. Si tratta di un arco a un solo mwcjcfornice, alto 7,2 mwcjgm, largo 5,3 m e profondo 2 m. Presenta anche un coronamento superiore, privo di decorazione.
L'Antiquarium di via del Seminario è un sito archeologico della città di Trieste, dove si conserva una sezione delle mura romane. I resti archeologici dell'Antiquarium di via del Seminario sono tra i più antichi presenti nella città giuliana. Risalgono, infatti, alla tarda Repubblica, ossia alla fine del I secolo a.C. Nell'Antiquarium si osserva un tratto delle mura, fatte costruire da Ottaviano (quando questi non aveva ancora assunto il titolo di mwcj0Augusto) tra il 33 e il 32 a.C. per la difesa della mwcj4colonia di mwcj8Tergeste. Il tratto conservato è lungo 4 metri e largo 2,4 metri. Le facce esterne delle mura sono costituite da blocchi di mwckaarenaria, mentre il riempimento interno è di sabbia mista a roccia. Alla base delle mura è visibile un canale per lo scolo dell'acqua.
L'Antiquarium di via Donota è un sito archeologico della città di Trieste, collocato nella fascia più bassa del mwckucolle di San Giusto, dove è possibile visitare ciò che resta di una mwckymwckcdomus e di un mwckgsepolcreto di età romana. La mwckkmwckodomus fu costruita alla fine del I secolo a.C., periodo in cui l'intera parte del pendio del colle di San Giusto rivolto verso il mare fu soggetto a un'opera di sistemazione, grazie alla costruzione di terrazzamenti su cui poi fu edificato. Alla fine del I secolo d.C. la mwcksdomus fu abbandonata, così a partire dal II secolo una parte di essa fu reimpiegata come mwckwnecropoli pagana.cite-ref-107[104]
Castelliere di Cattinara
Il castelliere di Cattinara, che si trova tra le valli di Longera e di Rozzol, fu abitato dall'epoca preistorica all'epoca romana. In epoca preistorica i suoi abitanti vivevano sulla sua vetta, poi spianata, mentre in epoca romana lungo il suo versante meridionale, che era meglio riparato dai venti. I reperti scoperti in questo castelliere sono numerosi e molto vari, come cocci, resti di animali e utensili. Degne di nota sono due fibule in bronzo, una delle quali appartenente alla mwcluCultura di La Tène, fermo restando che non ne è stata ritrovata la necropoli, ritrovamento che ne permetterebbe forse la datazionecite-ref-108[105].
nella vicina mwcl4Val Rosandra sono presenti resti di un mwcl8acquedotto romano realizzato nel I secolo che originariamente era lungo 14 chilometri giungendo fino al centro di mwcmamwcmeTergeste. Forse lungo i suoi lati era presente una mwcmistrada romana con piccole postazioni per vedette permanenti. L'acquedotto romano della Val Rosandra restò in uso fino al mwcmmsecolo sesto (oppure, secondo altre fonti, fino al mwcmqsettimo), quando venne danneggiato irreparabilmente. Nel XVIII secolo era ancora discretamente conservato, e quindi l'amministrazione comunale triestina prese in considerazione un suo eventuale restauro per rifornire d'acqua potabile la città, che era in pieno sviluppo. L'idea fu poi abbandonata quando si capì che era più conveniente sfruttare altre fonti di acqua. I resti dell'acquedotto romano giunti sino al XXI secolo hanno una lunghezza di circa cento metri.
Antiquarium di Borgo San Sergio
L'Antiquarium di Borgo San Sergio è costituito da due aree, una dove sono si trovano i reperti archeologici e l'altra dove i reperti sono esposti come in un classico museo. Nella prima sezione si trovano i resti di un'abitazione romana databile al I secolo, mentre nella parte espositiva sono conservati reperti rinvenuti durante i lavori di scavo effettuati presso il mwcmkteatro romano di Trieste.
Aree naturali
La Grotta Torri di Slivia si trova nel comune di mwcm8Duino-Aurisina, in mwcnaprovincia di Trieste, ai piedi del piccolo borgo di mwcneSlivia, centro agricolo abitato da una popolazione prevalentemente slovena che conta intorno ai 130 abitanti. È stata battezzata così dai primi esploratori che l'hanno mappata a fine Ottocento per le numerose torri stalagmitiche che la caratterizzano. Il rilievo della grotta, che risale al 6 gennaio 1885, fu opera dell'ing. Costantino Doria, della Società alpinisti triestini. La prima spedizione entrò dal pozzo principale, che è conosciuto fin dai tempi più antichi. I lavori per realizzare l'ingresso artificiale per la fruizione turistica vennero iniziati nel 1964. Nel 1967 vengono creati il sentiero interno e la scalinata in ferro, mentre nel 1968 furono staccati i primi biglietti turistici.
Il Parco della Rimembranza si trova in pieno mwcngcentro storico a Trieste. Tra gli interventi urbanistici dell'mwcnkepoca fascista spicca certamente la sistemazione dell'area che ha dato poi origine al parco, che si trova sul colle di San Giusto. I lavori vennero iniziati con la creazione della larga Via Capitolina, una strada panoramica che sale dolcemente attorno al colle fino a raggiungere la cattedrale. Tutto il versante del colle tra questa strada ed il castello vennero consacrati alla memoria dei "caduti in tutte le guerre" combattute dai soldati italiani dopo l'unità nazionale, che avvenne nel 1861. Per tale motivo il Parco della Rimembranza è disseminato da grezzi cippi di pietra carsica con i nomi di combattenti noti e ignoti. In cima si erge il mwcnoMonumento ai Caduti, 1935, opera di mwcnsAttilio Selva, dedicato ai mwcnwvolontari triestini caduti nella mwcn0prima guerra mondiale. È presente pure una targa dedicata ai caduti triestini della mwcn4prima guerra mondiale che combatterono per l'mwcn8Imperiale e regio esercito austro-ungarico.
La Riserva naturale marina di Miramare si trova nel mwcoqGolfo di Trieste e si snoda tutt'attorno al promontorio di mwcouMiramare, dove sorge anche l'omonimo mwcoyCastello di Miramare. La zona a protezione integrale, che è di 30 ettari per una larghezza di mwcoc200 km e una lunghezza di mwcog1,8 km che si sviluppa lungo la costa, è circondata da un'area di rispetto (istituita con ordinanza della capitaneria di Porto di Trieste n. 76/95 e 28/98), di altri 90 ettari per una larghezza di ulteriori 400 metri a protezione parziale dove è vietata la pesca professionale. La profondità massima che si raggiunge nella riserva è di 18 metri. La costa è formata da una roccia calcarea tipica del mwcokCarso, territorio di cui il promontorio di Miramare rappresenta una piccola estensione del litorale.
mwcowStrada Napoleonica
La strada Napoleonica è compresa dal parcheggio di mwco4Borgo San Nazario, situato nella periferia del quartiere di mwco8Prosecco, sino alla piazzola dell'mwcpaObelisco di Opicina. Tale strada si trova quindi interamente nel comune di Trieste. Il nome ufficiale del sentiero è mwcpestrada Vicentina, dal nome dell'ingegner Giacomo Vicentini che ne progettò il tracciato e ne iniziò la costruzione nel 1821. La conformazione attuale è dovuta agli interventi di miglioramento effettuati nell'mwcpiimmediato secondo dopoguerra.
Società
Evoluzione demografica
Fra la metà del XVIII e gli inizi del XX secolo Trieste, quale principale porto dell'mwcpsImpero austro-ungarico, conobbe un'epoca di straordinario sviluppo economico accompagnato da una crescita demografica molto sostenuta, che permise alla città di passare dai mwcpw4 000 residenti del 1735 ai quasi mwcp0230 000 del 1910.
Con la fine della mwcp8prima guerra mondiale e l'annessione di Trieste all'Italia, il capoluogo giuliano assistette a un progressivo ristagno della propria popolazione a causa delle mutate condizioni geopolitiche. Da principale emporio marittimo dell'mwcqaImpero austro-ungarico nonché fra i massimi del mwcqeMar Mediterraneo, la città e il suo porto iniziarono a declinare, passando ad occupare una posizione sempre più periferica nell'allora mwcqiRegno d'Italia.cite-ref-109[106]
All'indomani della mwcqgseconda guerra mondiale in città si verificò un altro mutamento delle dinamiche demografiche che l'avevano caratterizzata fino ad allora: l'mwcqkesodo giuliano dalmata, mwcqoemigrazione forzata della maggioranza dei cittadini di mwcqsetnia e di mwcqwlingua italiana dalla mwcq0Venezia Giulia e dalla mwcq4Dalmazia, ebbe infatti come meta Trieste, che conobbe ancora una volta un'impennata della popolazione residente, oltre a profonde trasformazioni della propria composizione etnica e del tessuto sociale urbano.
In quegli stessi anni, in particolare a partire dal 1954, con la soppressione del mwcraTerritorio Libero di Trieste, oltre mwcre20 000 triestini, spinti da motivazioni di natura economica e sociale, ma anche di tendenza politica, scelsero l'emigrazionecite-ref-110[107] dirigendosi principalmente in mwcryAustralia, mwcrcCanada e mwcrgSudamerica. Durante gli anni cinquanta e sessanta gli abitanti si mantennero costantemente al di sopra delle mwcrk270 000 unità, raggiungendo un massimo di mwcro285 529 persone (mwcrs131 855 maschi e mwcrw153 674 femmine) nel dicembre 1956.cite-ref-111[108]
Da quel momento la città ha assistito a una progressiva diminuzione della propria popolazione. Le condizioni geo-politiche nuovamente mutate, la mancanza di un entroterra ampio che le desse respiro e la chiusura di molte attività economiche (come i cantieri navali San Marco e gli mwcscstabilimenti Dreher) hanno costretto una parte della popolazione a trasferirsi altrove alla ricerca di lavoro.
Ne è conseguito un decremento della natalità e un progressivo invecchiamento della popolazione residente con cali demografici che per lungo tempo hanno raggiunto e superato le mwcsk2 000 unità all'anno.
Nell'ultimo decennio il decremento demografico è stato meno marcato che in precedenza, stabilizzando poco sopra i mwcss200 000 abitanti. Tale fenomeno è dovuto a una ripresa della natalità e ad un nuovo e lento processo di mwcswimmigrazione, in massima parte proveniente dall'mwcs0Europa orientale. Il territorio provinciale, che conta circa mwcs4240 000 abitanti, è il più piccolo d'Italia. Nei fatti è una sorta di conurbazione con un discreto movimento di popolazione, che è avvenuto negli ultimi anni dalla città verso i comuni limitrofi.
Trieste, insieme a Genova, Bologna e Venezia, continua ad essere in testa alle classifiche italiane per anzianità della popolazione. La città giuliana è il comune con la più alta densità demografica nel mwctaTriveneto (mwcte2 414 abitanti per km quadrato).
Abitanti censiticite-ref-113[110]
Abitanti censiticite-ref-114[111]
Etnie e minoranze straniere
Trieste è un crocevia di culture e religioni, conseguenza sia della sua posizione geografica di "frontiera" sia delle vicissitudini storiche che ne hanno fatto un punto di incontro di molti popoli; infatti quasi ogni etnia e ogni comunità religiosa ha uno o più luoghi di aggregazione.
Nella città di Trieste attualmente sono presenti accanto alle popolazioni autoctone italiana e slovena, numerosi gruppi mwct4etnici minoritari storici tra cui croati, serbi, greci e tedeschi e gruppi di recente insediamento tra i quali rumeni, albanesi, cinesi, africani e sudamericani.
• Serbia 3667
• Romania 3178
• Kosovo 1889
• Pakistan 1272
• Ucraina 1199
• Croazia 1069
• Cina 961
• Albania 692
• Slovenia 556
• Afghanistan 523
Lingue e dialetti
Disposizioni per la tutela della comunità slovena
I triestini di etnia slovena utilizzano la loro lingua madre come
lingua vernacolare
e nei rapporti con le istituzioni pubbliche.Il gruppo linguistico sloveno viene tutelato da apposite normative
e contributi della
Repubblica Italiana
per assicurare la conservazione della propria rete scolastica e delle proprie organizzazioni politiche, culturali e sportive.
Oltre alla mwcwqlingua italiana a Trieste è diffuso lo mwcwusloveno, che è tutelato dalla legislazione statale e regionale per la tutela della mwcwyminoranza linguistica slovena in Italia. Essa prevede, per Trieste, il bilinguismo funzionale, che è garantito da uffici comunali dedicati. Il bilinguismo completo italiano/sloveno si applica invece al di fuori dell'area centrale del comune di Trieste, nelle zone abitate prevalentemente da sloveni (Basovizza/Bazovica, Opicina/Opčine, Padriciano/Padriče, Trebiciano/Trebče, Prosecco/Prosek). La mwcwccomunità slovena, presente in città fin dal Medioevocite-ref-jez1994-33-1[33]cite-ref-120[117]cite-ref-121[118], raggiungeva nel 1910 (secondo il discusso censimento austriaco di quell'annocite-ref-122[119]) il 25% della popolazione del comune. Durante il mwcxgventennio fascista le popolazioni slave della Venezia Giulia furono assoggettate ad una politica di mwcxkitalianizzazione forzata. Nel 1971 la comunità slovena era stimata in circa il 5,7% della popolazione del comune.cite-ref-123[120]
Altri idiomi diffusi a causa di migrazioni interne alla Venezia Giulia sono la mwcx8lingua istriota, mwcyalingua romanza autoctona dell'mwcyeIstria meridionale parlata (ormai quasi esclusivamente come seconda lingua o come lingua familiare) da mwcyi1 000-mwcym2 000 persone nell'mwcyqIstria meridionale e da poche migliaia di profughi ed esuli istriani dispersi nella mwcyupenisola italiana, tra cui a Trieste. A Trieste si parla anche, per i medesimi motivi, il dialetto istroveneto, uno degli idiomi definiti "mwcycveneti coloniali" per il fatto che è "mwcygveneziano d'importazione", ovvero originario dei domini marittimi della mwcykRepubblica di Venezia, che erano chiamati mwcyomwcysStato da Mar, e che, adattandosi alla realtà locale istriana, ha finito per sostituire parzialmente la lingua istriotacite-ref-zamboni-124-0[121].
Da un punto di vista degli idiomi locali, a Trieste è diffuso il mwczedialetto triestino, mwczidialetto veneto coloniale parlato anche in buona parte della mwczmprovincia di Trieste nonché nella mwczqprovincia di Gorizia, dove si affianca allo sloveno e alla mwczulingua friulana. Il dialetto triestino è considerato "veneto coloniale" perché mwczyveneziano d'importazione, visto che si è radicato nella zona solo in tempi relativamente recenti.
Un tempo a Trieste si parlava il mwczgdialetto tergestino, idioma romanzo parlato fino all'Ottocento, estintosi in favore dell'attuale mwczkdialetto triestino, che è invece di tipo mwczoveneto. Il tergestino era un idioma di tipo mwczsretoromanzo con una forte correlazione con la mwczwlingua friulana, specie con le varietà mwcz0friulane occidentali, e ancor più con il vicino mwcz4dialetto muglisanocite-ref-125[122].
Il dialetto triestino, parlato anche da alcuni scrittori e filosofi, continua ad essere tuttora l'idioma più usato in ambito familiare e in molti contesti sociali di natura informale, talvolta anche formale, affiancandosi, in una situazione di mwcaqdiglossia, all'italiano, lingua amministrativa e principale veicolo di comunicazione nei rapporti di carattere pubblico dal 1920, anno dell'annessione di Trieste all'Italia.
Fino alla mwcayprima guerra mondiale esisteva anche una comunità di mwcaclingua tedesca che superava il 5% della popolazione del comune, ma che si ridusse drasticamente negli anni successivi.
Religione
A Trieste è maggioritario il mwca4cristianesimo cattolico. La città giuliana è sede dalla mwca8Diocesi di Trieste, sede della mwcbaChiesa cattolica in Italia suffraganea dell'mwcbearcidiocesi di Gorizia appartenente alla mwcbiregione ecclesiastica Triveneto. Fondata verso la fine del VI secolo, nel 2017 contava 230.000 battezzati su 241.800 abitanti. La Chiesa cattolica garantisce anche ai fedeli di lingua slovena l’uso della loro lingua madre in tutte le funzioni religiose: nelle chiese delle parrocchie in cui è presente un numero significativo di fedeli sloveni le funzioni religiose vengono svolte in lingua slovena; inoltre nelle diocesi viene nominato un vicario episcopale per i fedeli di lingua slovena.cite-ref-126[123]
A Trieste sono presenti in buon numero anche i mwcbgtestimoni di Geova, che hanno una mwcbksala del Regno, e i mwcboluterani, che si raccolgono nella mwcbschiesa evangelica luterana. Esiste inoltre una cospicua presenza di mwcbwcristiani ortodossi, principalmente dovuta alla presenza di una consistente minoranza serba, come testimoniato anche dal mwcb0Tempio serbo-ortodosso della Santissima Trinità e di San Spiridione. La comunità greco-ortodossa celebra le funzioni religiose nella mwcb4chiesa greco-ortodossa di San Nicolò e della Santissima Trinità.
Prima della mwccaseconda guerra mondiale e della conseguente occupazione mwccenazista, inoltre, esisteva anche una florida mwccicomunità ebraica (nel 1931 i residenti di religione ebraica erano mwccm4 671, di cui mwccq3 234 aventi la cittadinanza italianacite-ref-127[124]). Questa si è progressivamente ridotta e attualmente conta circa 700 membri.
Istituzioni, enti e associazioni
Trieste ospita le sedi delle seguenti istituzioni:
• Giunta Regionale della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia
• Consiglio regionale della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia
La città è anche sede del Segretariato permanente della Chamber investment forum, organismo di cui fanno parte le Camere di commercio dei paesi dei Balcani occidentali (Albania, Bosnia Erzegovina, Kosovo, Macedonia, Montenegro e Serbia) e quelle di Slovenia e Croazia, per un totale superiore a mwces350 000 imprese rappresentate.
Qualità della vita
Nel Rapporto Ecosistema Urbano del 2022, edito da mwcfoLegambiente, la città di Trieste è inserita nell'elenco delle migliori città per depurazione delle mwcfsacque reflue. Con riguardo alla qualità dell'aria la situazione non è delle migliori: "mwcfwSe da un lato la chiusura dell’area a caldo della mwcf0Ferriera di Servola ha sicuramente dato una mano (sia ai dati che alla percezione dei triestini), dall’altro Legambiente non fa sconti a nessuno. Sulla concentrazione del mwcf4biossido di azoto Trieste è sessantottesima, subito prima di mwcf8Pordenone"cite-ref-130[127]. Infine il dato relativo alla mwcgqraccolta differenziata penalizza la città di Trieste, in quanto la raccolta si ferma al 45%, ben al di sotto della media nazionale del 61%cite-ref-131[128].
Cultura
Istruzione
Trieste era sede, fin dal 1877, di una reputata Scuola Superiore di Commercio. Nel 1924 la città si dotò di un'mwciyUniversità, che nei decenni successivi acquistò un notevole prestigio e che ospita da tempo numerose organizzazioni scientifiche internazionali e il principale parco scientifico italiano.
Trieste infatti è nota come mwcigCittà della scienza e accoglie una comunità scientifica ed universitaria molto conosciuta e rinomata all'estero che richiama ogni anno migliaia di studenti da tutto il mondo e di tutte le culture. Da notare in campo scientifico sono il mwciksincrotrone mwcioELETTRA all'mwcisArea Science Park, la mwciwScuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA), l'mwci0osservatorio astronomico di Trieste, il mwci4Centro Internazionale di Fisica Teorica e mwci8l'Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale - OGS.
Trieste nel 2017 è stata eletta Capitale europea della scienza 2020.cite-ref-135[132]cite-ref-136[133] La nomina riconosce una tradizione scientifica che nella città è presente sin dall'inizio dell'Ottocento.cite-ref-137[134] È stata ospite anche del Science in the City Festival, uno dei più grandi festival sulla scienza in Europa, dal 5 Luglio all'autunno 2020.
Una particolarità interessante del sistema educativo di Trieste è rappresentato dai mwcj4ricreatori, strutture parascolastiche sorte nel 1908 per iniziativa comunale. Il fine era la creazione di luoghi di ricreazione di istituzione pubblica e di impostazione mwcj8laica per allontanare dalla strada i ragazzi delle famiglie meno abbienti. Sono tredici strutture dislocate sul territorio, nei vari rioni, che offrono un servizio sociale educativo e ludico, preposto alla progettazione e all'organizzazione di un tempo libero qualificato per i ragazzi e i giovani della città. Ne sono destinatari tutti i bambini di età superiore ai cinque anni e i giovani, di norma, di età inferiore ai diciannove anni.
Musica
A Trieste ha sede il mwckiConservatorio di Musica Giuseppe Tartini: fondato nel 1903, è uno dei tredici Conservatori storici italiani. Il Conservatorio appartiene al sistema di Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica e dipende dal mwckmMinistero dell'Istruzione, Università e Ricerca. Il Conservatorio Tartini ha sede nel prestigioso Palazzo Rittmeyer e offre quattro livelli di formazione: pre-accademico, di primo e secondo ciclo (laurea e master) e formazione degli insegnanti.
La più antica istituzione musicale della città è la mwckuCappella Civica, fondata nel 1538 e tenuta in vita dal Comune. Canta ogni domenica la messa delle 10.30 in Cattedrale e svolge un'intensa attività concertistica. Attualmente è diretta dal Maestro Roberto Brisotto e si avvale della collaborazione all'organo del Maestro Riccardo Cossi.
La mwckcSocietà dei Concerti di Trieste è un'associazione che promuove la cultura musicale della città, con l'organizzazione di concerti e attività di educazione musicale.
Musei
Trieste accoglie più di trenta musei, fra i quali troviamo i Civici musei di storia e arte, una rete - "museo multiplo" - di istituzioni museali triestine (Museo Revoltella - Galleria d'arte moderna, Museo di storia e arte, Museo d'arte orientale, Orto lapidario, Museo del castello e armeria, Lapidario tergestino, Museo teatrale Carlo Schmidl, Museo di guerra per la pace Diego de Henriquez, Museo della Risiera di San Sabba, Foiba di Basovizza, Museo di storia patria, Museo Morpurgo de Nilma, Museo Sartorio, Museo del Risorgimento e sacrario di Oberdan, Museo ferroviario di Campo Marzio, Museo postale e telegrafico della Mitteleuropa, quest'ultimo in collaborazione con mwckoPoste italiane) e i Civici musei scientifici, costituiti da quattro istituzioni (Civico museo di storia naturale, Acquario marino, Museo del mare, Orto botanico). Altri tre musei, di ambito letterario, fanno parte del Servizio Bibliotecario Urbano (Museo sveviano, Museo petrarchesco piccolomineo, Museo Joyce), a cui si aggiungono due biblioteche (Biblioteca civica Attilio Hortis e Biblioteca comunale del popolo Pier Antonio Quarantotti Gambini), l'Archivio diplomatico e l'Archivio storico.
Il dinosauro “Antonio”
In alcuni periodi dell’anno a Duino, presso il sito paleontologico in cui sono stati rinvenuti i suoi resti fossili, viene esposta al pubblico la copia del
tetisadro
, soprannominato amichevolmente Antonio, i suoi resti fossili originali sono conservati presso il Museo Civico di Storia Naturale a Trieste
Lo mwck0stadio Nereo Rocco, inaugurato nel 1992, ospita infine una serie di opere d'arte contemporanea, vincitrici di un apposito concorso (mwck4Nike, di mwck8Paolo Borghi primo classificato, ed opere di Nino Perizi, Marino Cassetti e Franco Chersicola, Livio Schiozzi, Claudio Sivini, Carlo Ciussi, Luciano Del Zotto, Gianni Borta, mwclaEnzo Mari e Francesco Scarpabolla. Per il "Polo natatorio" mwcleDavide Rivalta ha scolpito lmwcli'mwclmIppopotamo in equilibrio sulla sfera.
• mwclyMuseo Revoltella - Galleria d'arte moderna, fondato nel 1872 con lascito testamentario di mwclcPasquale Revoltella (1795-1869) e ospitato inizialmente nel Palazzo Revoltella (1852-1858, architetto Friedrich Hitzig), fu ampliato nel 1907 con l'acquisto dell'attiguo palazzo Brunner (ristrutturato nel 1968 su progetto di mwclkCarlo Scarpa, con interventi fino al 1991). Conserva una mwclopinacoteca con ampia raccolta di opere delle principali correnti mwclspittoriche mwclwottocentesche, in seguito ingrandita con opere mwcl0novecentesche, nella sede di palazzo Brunner, mentre il palazzo Revoltella è stato allestito con gli arredi originali e la collezione raccolta dal donatore. La galleria e il museo si trovano in via Diaz 27.
• Galleria nazionale d'arte antica
• Civico Museo di storia e arte, nato nel 1843 come orto lapidario attorno al cenotafio di mwcmiJohann Joachim Winckelmann, mentre il Museo di antichità presso la Biblioteca civica, conservava i materiali di minori dimensioni. Le due sedi furono riunificate nel 1925 sul mwcmmcolle di San Giusto. Raccoglie oggetti archeologici prevalentemente di origine locale. Ha sede in Piazza della Cattedrale 1.
• mwcmuCivico museo d'arte orientale, inaugurato nel 2001 nel mwcmysettecentesco "Palazzetto Leo", donato alla città dalla famiglia. Raccoglie materiali riguardanti oggetti provenienti dall'Estremo Oriente. La sede si trova in via San Sebastiano 1.
• Civico mwcmgmuseo teatrale Carlo Schmidl, inaugurato nel 1924 dall'editore musicale mwcmkCarlo Schmidl (1859-1943), fu inizialmente ospitato nello storico "mwcmoTeatro Verdi". Nel 1991 fu spostato a Palazzo Morpurgo e quindi nella sede di Palazzo Gopcevic (1850, architetto mwcmsGiovanni Andrea Berlam), lungo le rive del Canal Grande. Documenta la vita teatrale e musicale della città a partire dal XVIII secolo. È situato in via Rossini 4.
• Civico mwcpcmuseo del castello e armeria, dedicato alla storia del mwcpgCastello di San Giusto e ospitato nei locali dello stesso castello, acquisito dal comune nel 1932 e restaurato nel 1936 l'armeria raccoglie armi tra il XII e il XIX secolo.
• Civico museo di storia patria, nato come sezione del Museo di storia ed arte, fu ospitato dal 1925 nella palazzina Basevi. Doveva raccogliere i materiali della vita pubblica e privata della città, ma se ne distaccarono nel 1934 i materiali risorgimentali e nel dopoguerra, in seguito ai danni subiti dalla palazzina e lo spostamento alla sede attuale di via Imbriani 5, la collezione di dipinti fu distaccata presso il Museo Sartorio.
• Civico mwcpwmuseo del Risorgimento e sacrario Oberdan, raccoglie cimeli rinascimentali cittadini, precedentemente parte della raccolta del Museo di storia patria, ospitati in un edificio costruito nel 1934 dall'architetto mwcp0Umberto Nordio sul luogo della scomparsa caserma nella quale era stato giustiziato mwcp4Guglielmo Oberdan, nella mwcp8piazza omonima.
• Civico mwcqemuseo della Risiera di San Sabba, conserva, in alcune sale del monumento, ristrutturato nel 1965 (architetto Romano Boico), una raccolta di cimeli provenienti dai campi di sterminio tedeschi e oggetti sottratti dai nazisti agli ebrei triestini.
• Civico museo di guerra per la pace "Diego de Henriquez", istituito nel 1997, raccoglie cimeli di storia militare riuniti dal collezionista mwcqqDiego de Henriquez. Si trova insieme al Civico Museo di Storia naturale nell'ex caserma Duca delle Puglie in via Cumano 22.
• Lapidario tergestino, ospitato in uno dei bastioni del Castello, custodisce reperti provenienti dagli edifici della Trieste romana e precedentemente custoditi nell'Orto lapidario.
• mwcqgMuseo postale e telegrafico della Mitteleuropa, nato dalla collaborazione del Comune con le mwcqkPoste italiane e ospitato nel palazzo delle Poste del 1894, raccoglie cimeli postali della regione e delle zone limitrofe. Ha sede nell'eclettico Palazzo delle Poste di Piazza Vittorio Veneto.
• Museo etnografico di Servola, sorto nel 1975, per iniziativa di don mwcqwDušan Jakomin, con lo scopo di raccogliere, conservare, esporre e mettere a disposizione di studiosi e di quanti siano interessati, documenti e oggetti legati alla storia, alla cultura e al costume del rione di mwcq0Servola.
• mwcq8Science centre immaginario scientifico, situato nel Magazzino 26 del Porto Vecchio di Trieste, il Science centre immaginario scientifico (IS) è un museo della scienza interattivo e multimediale. Il centro adotta originali tecniche espositive e innovative metodologie di animazione didattica che lo inseriscono nella tipologia dei cosiddetti “musei di nuova generazione” – ovvero i “science centre” di scuola anglosassone – che rivoluzionano le modalità tipiche di un museo tradizionale: da luogo deputato alla conservazione ed esposizione di reperti e vecchi strumenti, il museo si trasforma in un luogo vivo, dove il visitatore interagisce con gli oggetti presenti e con gli ambienti museali.
• Alinari Image Museum (AIM), inaugurato nel 2016 e sito nel bastione del mwcricastello di San Giusto, è un museo della fotografia interattivo e multimediale. Offre un archivio che, collegato informaticamente alla raccolta mwcrmFratelli Alinari di mwcrqFirenze, racconta l'evoluzione dell'immagine dagli albori all'era della tecnologia digitale e permette di intraprendere, tra monitor, proiettori, schermi interattivi e microcomputer di ultima generazione, un percorso visivo, anche tridimensionale, nella storia della fotografia e del vastissimo repertorio del più antico archivio fotografico del mondo.
• Civico mwcrymuseo di storia naturale, inaugurato nel 1846 da un'associazione privata (la "Società di amici della scienza naturale") come "Gabinetto zoologico-zootomico", venne donato alla città nel 1852 e si trasferì nella sede attuale con il nome di "Civico museo mwcrcFerdinando Massimiliano". Comprende una sezione botanica, una sezione zoologica, una sezione paleontologica e una mineralogica e svolge attività didattica e di ricerca.
• Civico mwcrkacquario marino, inaugurato nel 1933 ed ospitato nell'ex "Peschiera Centrale", edificata nel 1913 in mwcrostile liberty dall'architetto Giorgio Polli. Ospita esemplari della fauna marina mwcrwadriatica in un sistema di vasche con acqua prelevata direttamente dal mare.
• Civico mwcr4museo del mare, inaugurato nel 1904 come "Museo della pesca" dalla "Società di pesca e piscicultura marina". A questo si aggiunsero materiali provenienti dall'Istituto nautico "Tomaso di Savoia Duca di Genova" di Trieste, con la trasformazione in "Esposizione marina permanente", affidato alla "Società adriatica di scienze naturali". Nel 1968 divenne il museo attuale con la nuova sede allestita dall'architetto mwcr8Umberto Nordio. Ospita i materiali sulla storia della marineria triestina.
• Civico mwcseorto botanico, fondato nel 1842 dal "Gremio farmaceutico", a cui seguì nel 1861 un giardino per le specie spontanee dell'ambiente carsico. Nel 1903 ricevette il nome attuale.
• Museo Joyce museum, nato nel 2004 dalla collaborazione tra Comune e mwcsqUniversità, come centro di documentazione e studio di mwcsuJames Joyce in mwcsyItalia. Ora si trova in via Madonna del Mare, 13.
• Museo sveviano, ospitato originariamente a palazzo Biserini presso la Biblioteca civica, ora in via Madonna del Mare 13, è un centro di documentazione e di studio su mwcskItalo Svevo (pseudonimo dell'industriale triestino Ettore Schmitz).
• Museo petrarchesco piccolomineo, aperto nel 2003 per l'esposizione delle opere di mwcswFrancesco Petrarca ed mwcs0Enea Silvio Piccolomini conservate nella Biblioteca Hortis. La collezione fu lasciata in eredità alla città dal mecenate conte mwcs4Domenico Rossetti De Scander (Trieste 1774 - Trieste 1842). Ha sede in via Madonna del Mare, 13.
• mwctaCivico museo Sartorio, ospitato in una villa settecentesca, ristrutturata nell'Ottocento e appartenente alla famiglia Sartorio. Conserva alcuni ambienti con arredi originali e diverse collezioni donate alla città, il mwcteTrittico di Santa Chiara, opera di mwctiPaolo e mwctmMarco Veneziano del 1328 e disegni di mwctqGiambattista Tiepolo. Ha sede in Largo Papa Giovanni XXIII, 1.
• Civico Museo Morpurgo, ospitato nell'appartamento ottocentesco dei banchieri Morpurgo, con gli arredi originali, donato dalla famiglia al Comune nel 1941. Si trova in via Imbriani 5.
• Museo della Civiltà istriana, fiumana e dalmata
• Museo della bora
• Museo della Fondazione Giuseppe Scaramangà di Altomonte
• Galleria nazionale d'Arte antica
• mwcuqMuseo ferroviario
• Museo commerciale
• Antiquarium di Borgo San Sergio
• Donazione Sambo
• Museo della pesca del Litorale triestino (mwcu8Ribiški muzej tržaškega primorja)
• Lavatoio di San Giacomo
• Piccolo Museo
• Museo della comunità ebraica di Trieste
• Museo avventista della Bibbia
• Museo casa Osiride Brovedani
• Museo Greco orientale
• Museum of Art in Fashion
• Centrale Idrodinamica
• Museo della fondazione Giuseppe Scaramangà di Altomontecite-ref-138[135]
• Museo dell'orto Lapidario
• Museo d'Antichità J.J. Winckelmanncite-ref-139[136]
• Biodiversitario marino
• Museo del presepio
• Museo del caffè di Triestecite-ref-140[137]
• Museo della letteratura triestinacite-ref-141[138]
• Museo della ginnastica triestina
• Museo dell'associazione marinara Aldebaran
• Polo museale del porto vecchio
• Sacrario della Foiba di Basovizza, monumento nazionalecite-ref-142[139]
• Foiba di Opicinacite-ref-143[140]
Teatri
Questi sono i principali teatri di Trieste:
• Teatro Stabile Sloveno – Slovensko Stalno Gledališče
• Teatro Orazio Bobbio (ex Cristallo – La Contrada)
• Hangar Teatri
• Teatro Sala Tripcovich
• Teatro dei Fabbri
• Teatro Franco e Franca Basaglia
• Teatro dei Salesiani
• Teatro Silvio Pellico
Letteratura
«Trieste ha una scontrosa / grazia. Se piace, / è come un ragazzaccio aspro e vorace, / con gli occhi azzurri e mani troppo grandi / per regalare un fiore; / come un amore / con gelosia.»
(Umberto Saba, Trieste, vv. 8-14)
L'ambiente culturale mwcymmitteleuropeo e la particolare storia di Trieste hanno favorito fin dall'Ottocento l'affermazione di scrittori triestini e l'arrivo di importanti autori stranieri, come l'irlandese mwcyqJames Joyce, che nella città vissero a lungo, tanto che si può parlare di una letteratura triestina. Si ricordano, a tal proposito, gli scrittori mwcyyUmberto Saba, mwcycItalo Svevo, mwcygScipio Slataper e mwcykBoris Pahor.
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Quotidiani
Periodici
Dopo la chiusura negli anni '10 di storiche pubblicazioni quali mwczyIl Mercatino e mwczcVita Nuova, sono rimaste in attività solo poche piccole testate, alcune dalla lunga storia e tradizione:
• mwczomwczsGaleb
• mwcz0Germinal
• mwc0amwc0eIl Lavoratore
• mwc0mMladika
• mwc0yNord Adriatico Magazine
• mwc0gLa Nuova Alabarda
Radio
• mwc0wRai Friuli-Venezia Giulia
Nella città giuliana è presente la mwc04Sede Rai di Trieste, centro di produzione radiotelevisiva regionale della mwc08Rai per la regione autonoma mwc1aFriuli-Venezia Giulia. Nata nel 1931 con la denominazione mwc1eRadio Triestecite-ref-144[141], sotto l'occupazione tedesca della città (1943-1945) assunse il nome mwc1yRadio Litorale Adriatico, irradiando trasmissioni in mwc1ctedesco, mwc1gitaliano e mwc1ksloveno. Il 5 maggio 1945, con l'arrivo delle truppe jugoslave a Trieste, l'emittente assunse il nome di mwc1oRadio Trieste Libera - Radio svobodni Trst; nel mese di giugno essa passò sotto il controllo del governo militare alleato. Nel 1954 la città di Trieste tornò all'mwc1sItalia; nel giro di un anno, il 1º luglio 1955, Radio Trieste divenne formalmente la filiale regionale della mwc1wRai Radiotelevisione italiana per il mwc10Friuli-Venezia Giulia.
• mwc2aRadio Attività
• mwc2iRadio Fragola
• mwc2qRadio Nuova Trieste chiusa il 21 marzo 2025 e sulle stesse frequenze ha cominciato ad essere trasmessa la programmazione di mwc2uInBlu.
• mwc2cRadio Punto Zero
• Radio Romantica
• Radio Diffusione Europea, web radio attiva solo in diretta streamingcite-ref-145[142]
• Radio Calcio FVG, in onde medie 819mwc28 kHz
• Radio Metropolis, in onde medie 1503mwc3e kHz
Televisione
Cucina
La mwc34cucina triestina rispecchia la realtà storica di Trieste. Trieste ha accolto per secoli nel suo seno le genti e le tradizioni culinarie più diverse. Da tale diversità è nata una cucina particolarmente variata e sapida che ha saputo coniugare la gastronomia mediterranea con quella mwc38mitteleuropea. Città bimillenaria di fondazione pre-romana, dopo essere diventata un centro urbano di secondaria importanza in epoca romana, mwc4aTergeste decadde in età tardoantica e medievale, e fino ai primi secoli dell'età moderna rimase un borgo murato la cui economia si basava essenzialmente sulla pesca e sul commercio del sale. Con l'introduzione del mwc4eporto franco (1719), inizia una nuova era per la città, contraddistinta da un carattere profondamente cosmopolita, cui si accompagna la nascita di una cucina propriamente triestina che di tale cosmopolitismo sarà specchio fedele.
La cucina tradizionale triestina ha la peculiarità di essere ricca non solo di ricette e piatti di mare, giustificati dalla presenza delle pescose acque dell'mwc4mAdriatico, ma anche di carne, dati i tradizionali legami della città con l'entroterra mwc4qcarsico e con il bacino mwc4udanubiano. Se infatti la cucina marinara di Trieste è prevalentemente affine a quella mwc4yistro-mwc4cdalmata, quella legata alle carni si riallaccia alle tradizioni culinarie mitteleuropee. Celebri sono anche i primi piatti, mentre dolci e dessert hanno fama di essere fra i più raffinati d'Europa.
Nelle tavole triestine non possono mancare i vini carsolini prodotti nel Carso triestino (e nelle zone adiacenti appartenenti alla mwc4kSlovenia), né quelli del mwc4oCollio goriziano, la cui zona di produzione si estende in gran parte della vicina mwc4sprovincia di Gorizia. Particolarmente diffusi e apprezzati in città sono anche i celebri vini mwc4wfriulani sia bianchi che rossi (Colli orientali del Friuli, Friuli-Annia, Friuli-Aquileia, Friuli-Grave ecc.).
Celebre pietanza triestina è il mwc44mwc48gulasch, tradizionale piatto mwc5aungherese a base di spezzatino di mwc5emanzo e con l'eventuale aggiunta di patate, diffusissimo in città. Sovente vengono utilizzati anche pezzi di prosciutto in aggiunta o talvolta anche in sostituzione delle patate. Se la mwc5isalvia è facoltativa, l'uso della mwc5mpaprica è d'obbligo. Il mwc5qgulasch nella sua versione triestina è stato importato nella città giuliana grazie alla dominazione austroungarica, che durò secoli.
Eventi
• mwc5wTrieste Film Festival, festival cinematografico che si tiene in gennaio.cite-ref-146[143]
• mwc6iTrieste Science+Fiction Festival, novembre, festival cinematografico dedicato alla mwc6mfantascienza.cite-ref-147[144]
• ShorTS, luglio, festival internazionale del cortometraggio e delle opere prime.cite-ref-149[146]
• mwc7uBloomsday, giugno, festa in onore dello scrittore irlandese James Joyce.
• Trieste Nextcite-ref-150[147], settembre, fiera di divulgazione scientifica a cura dell'Università di Trieste e le varie sedi di ricerca presenti in regione (con la partecipazione di ricercatori mondiali).
• mwc7wLe vie delle foto, festival di fotografia che si svolge nel mese di aprilecite-ref-151[148].
Geografia antropica
Urbanistica
La più importante arteria pedonale di Trieste è mwc98viale XX Settembre, che era storicamente chiamata via dell'Acquedotto. Il viale si estende per oltre un chilometro lungo il rione storico di mwc-aBarriera Nuova ed è distribuito su tre delle sette Circoscrizioni comunali di Trieste (ovvero la mwc-eIII Circoscrizione, la mwc-iIV Circoscrizione e la mwc-mVI Circoscrizione). Il primo tratto è completamente pedonalizzato mentre nella seconda parte possono circolare le autovetture.
Principale piazza di Trieste è mwc-upiazza Unità d'Italia, chiamata durante il mwc-yperiodo austriaco mwc-cPiazza Grande e successivamente nota anche come mwc-gpiazza Francesco Giuseppe. Si trova ai piedi del mwc-kcolle di San Giusto, tra il mwc-oBorgo Teresiano e mwc-sBorgo Giuseppino. Di pianta rettangolare, la piazza si apre da un lato sul mwc-wGolfo di Trieste ed è circondata da numerosi palazzi ed edifici pubblici. Affacciate sulla piazza si trovano le sedi di diversi enti: il municipio di Trieste, il palazzo della Giunta regionale del mwc-0Friuli-Venezia Giulia e la mwc-4prefettura del capoluogo.
Altra importante piazza triestina è mwc-apiazza della Borsa, che è conosciuta anche come il mwc-esecondo salotto buono cittadino. La piazza è stata il centro economico della città per tutto il XIX secolo ed è immediatamente adiacente a mwc-ipiazza Unità d'Italia.
Restringendosi, prosegue fino all'inizio di corso Italia, un'importante arteria cittadina. Il luogo ove sorge la piazza si trovava anticamente appena fuori dalle mura cittadine. Infatti nel punto dove si trova il passaggio con piazza Unità si trovava la porta di Vienna e le case che delimitano la piazza verso monte seguono la linea delle antiche mura verso la torre di Riborgo.
mwc-uPiazza della Repubblica, un tempo chiamata mwc-ypiazza Nuova, è una piazza del centro storico di Trieste. Si trova all'interno del mwc-cborgo Teresiano, borgo storico triestino voluto dall'imperatrice mwc-gMaria Teresa d'Austria nel XVIII sec. È situata a metà di via Mazzini (un tempo via Nuova) ed è formata da un allargamento della strada stessa. Lo spazio in cui si sviluppa va dall'incrocio con via Dante Alighieri (un tempo via Sant'Antonio) a quello con via Santa Caterina da Siena.
mwc-oPiazza Oberdan, prima mwc-spiazza della Caserma, è una delle principali piazze di Trieste. È uno dei principali snodi del mwc-wtrasporto pubblico cittadino, posta a poca distanza dalla mwc-0stazione Centrale, posta Centrale e tribunale, è sede del mwc-4Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia.
mwdaaPiazza Venezia è situata nel mwdaeBorgo Giuseppino. La piazza, un tempo nota come mwdaipiazza Giuseppina (come per il borgo, in onore di mwdamGiuseppe II d'Asburgo-Lorena) e mwdaqpiazza Ganza, è accreditata come uno dei centri della movida triestina. Essa presenta un monumento di Massimiliano e diversi palazzi storici.
Suddivisioni storiche
Rioni tradizionali e località, con segnati attraverso (*) corrispondenti alle circoscrizioni
1. *Altipiano Ovest: mwdakBorgo San Nazario: 766 ab., *Borgo Santissimi Quirico e Giulitta: 700 ab., *mwdasContovello (mwdawKontovel): mwda01 487 ab., *Porto Santa Croce o Santa Croce di Trieste (mwda8Križ): mwdba1 452 ab., *mwdbeProsecco (mwdbiProsek): mwdbm1 349 ab.
2. *Altipiano Est: Banne (mwdbyBani): 241 ab., *mwdbcBasovizza (mwdbgBazovica): 684 ab., *mwdbkGropada: 297 ab., *mwdboOpicina o Villa Opicina (mwdbsOpčine): mwdbw7 950 ab., *mwdb0Padriciano (mwdb4Padriče): 872 ab., *mwdb8Trebiciano (mwdcaTrebče): 589 ab.
4. mwddmBarriera Nuova, mwddqBorgo Giuseppino, mwdduBorgo Teresiano, Città Nuova, Cittavecchia, mwddgSan Vito, mwddkSan Giusto, Campi Elisi, Sant'Andrea, Cavana
5. Barriera Vecchia (mwdd4Stara mitnica), mwdd8San Giacomo (mwdeaSveti Jakob)
6. mwdeiCattinara (mwdemKatinara), mwdeqChiadino (mwdeuKadinj), San Luigi, Guardiella (mwdecVrdela), Longera (mwdekLonjer), San Giovanni (mwdesSveti Ivan), mwdewRozzol (Rocol), Melara
7. mwde8Borgo San Sergio, mwdfaChiarbola (mwdfeČarbola), Coloncovez (mwdfmKolonkovec), Santa Maria Maddalena Inferiore (mwdfqSveta Marija Magdalena Spodnja), mwdfuRaute (mwdfyRovte), Santa Maria Maddalena Superiore (mwdfcSveta Marija Magdalena Zgornja), mwdfgServola (mwdfkŠkedenj), Poggi Paese, Poggi Sant'Anna (mwdfwSveta Ana), mwdf0Valmaura, Altura
Suddivisioni amministrative
1. mwdgiI Circoscrizione - Altipiano Ovest: l'Altipiano Ovest, ufficialmente I Circoscrizione, è la prima delle sette mwdgmcircoscrizioni del comune di Trieste. Si estende su una superficie di mwdgq10,19 km², nel comune di Trieste. Comprende quattro borghi storici della città: mwdguSanta Croce, mwdgyProsecco, mwdgcContovello e Borgo San Nazario. La popolazione è prevalentemente di madrelingua mwdggslovena.
2. mwdgoII Circoscrizione - Altipiano Est: l'Altipiano Est, ufficialmente II Circoscrizione, è la seconda delle sette circoscrizioni del comune di Trieste. Si estende al confine con la mwdgsSlovenia, nel mwdgwCarso. Comprende i borghi storici di mwdg0Villa Opicina, Banne, mwdg4Trebiciano, mwdg8Padriciano, mwdhaGropada e mwdheBasovizza. È la circoscrizione più estesa di Trieste.
3. mwdhmIII Circoscrizione - Roiano-Gretta-Barcola-Cologna-Scorcola: Roiano-Gretta-Barcola-Cologna-Scorcola, ufficialmente III Circoscrizione, è la terza delle sette circoscrizioni del comune di Trieste. Posta a nord dal centro cittadino, comprende i borghi storici di mwdhqRoiano, mwdhuBarcola, mwdhyGretta, Cologna e Scorcola. La circoscrizione si divide prevalentemente in due ulteriori divisioni: la zona nord-ovest comprendente Barcola e Roiano, che si affaccia sul mare (mwdhcgolfo di Trieste) e la zona sud-est, che comprende i quartieri collinari di Gretta e Scorcola, e la pianeggiante Cologna.
4. mwdhkIV Circoscrizione - Città Nuova - Barriera Nuova - San Vito - Città Vecchia: Città Nuova-Barriera Nuova-San Vito-Città Vecchia, ufficialmente IV Circoscrizione, è la quarta delle sette circoscrizioni del comune di Trieste. Si estende su una superficie di mwdho5,17 km², nel comune di Trieste. Si trova in pieno centro della città, e comprende la città vecchia e il mwdhsporto nuovo. Oltre ai borghi che danno il nome alla circoscrizione, troviamo anche il mwdhwBorgo Teresiano, mwdh0Borgo Giuseppino, Campi Elisi e Cavana.
5. mwdh8V Circoscrizione - Barriera Vecchia - San Giacomo: Barriera Vecchia-San Giacomo, ufficialmente V Circoscrizione, è la quinta delle sette mwdiacircoscrizioni del comune di Trieste. Posta a sud-est dal centro cittadino, comprende i borghi storici di Barriera Vecchia, San Giacomo e Santa Maria Maddalena Superiore. È la circoscrizione più popolosa della città, con quasi un quarto degli abitanti totali del comune. Si registrano anche la più alta densità e la massima concentrazione di residenti stranieri.cite-ref-152[149]
6. mwdiyVI Circoscrizione - San Giovanni - Chiadino - Rozzol: la VI Circoscrizione è la sesta delle sette mwdiccircoscrizioni del comune di Trieste. Posta a nord-est dal centro cittadino, comprende i rioni di San Giovanni, mwdigChiadino e mwdikRozzol.
7. mwdisVII Circoscrizione - Servola - Chiarbola - Valmaura - Borgo San Sergio: La VII Circoscrizione è la settima delle sette mwdiwcircoscrizioni del comune di Trieste. Posta a est dal centro cittadino, comprende i rioni di mwdi0Servola, mwdi4Valmaura, mwdi8Chiarbola, mwdjaBorgo San Sergio, Altura e Cattinara.
Economia
Le attività commerciali e industriali della città sono ancora legate, anche se in misura minore rispetto al passato, al mwdjgporto. Nonostante l'incidenza negativa di quest'ultimo sul piano economico e occupazionale, la popolazione triestina gode di un alto tenore di vita (nel 2008 la mwdjkProvincia di Trieste era seconda in Italia dopo quella di mwdjoMilanocite-ref-153[N 4]) e di elevati livelli di redditocite-ref-154[N 5].
Alcune fra le maggiori compagnie di assicurazione vennero fondate a Trieste a partire dal periodo Asburgico: mwdkqAssicurazioni Generali (1831), mwdkuSASA Assicurazioni (1923 – in seguito incorporata nel gruppo mwdkyUnipolSai), mwdkcLloyd Adriatico (1936) e mwdkgRiunione Adriatica di Sicurtà (RAS) (1838). Le ultime due oggi sono incorporate nel gruppo tedesco mwdkkAllianz. Tuttora la direzione generale di mwdkoAssicurazioni Generali e quella della compagnia assicuratrice telefonica online mwdksGenertel hanno sede a Trieste, così come Allianz S.p.A., che nella città conta la sede legale e operativacite-ref-155[150].
La mwdlkFerriera di Servola è un complesso industriale specializzato nella produzione di mwdloghisa, sito a mwdlsServola, un rione di Trieste. Il complesso siderurgico si estende per mwdlw560 000 metri quadricite-ref-156[151] e all'ottobre 2012 impiega direttamente circa 500 dipendenti più 300 dell'indottocite-ref-157[152].
La mwdmyfabbrica macchine della Wärtsilä Italia, ex mwdmcGrandi Motori Trieste, è il più grande stabilimento per la produzione di motori navali in Europa e uno dei più importanti di componenti per mwdmgcentrali elettriche. Lo stabilimento, in continua crescita, ha ricevuto anche delle commesse per le ricostruzioni di centrali in mwdmkIraq. Trieste è anche sede del gruppo mwdmoFincantieri (con cantieri presenti in Italia, Stati Uniti, Norvegia, Romania, Vietnam e Brasile), leader mondiale nella costruzione di navi da crociera e da supporto offshore e in ascesa nel settore della marina militare.
Grazie allo sviluppo dell'industria meccanica favorito dai numerosi cantieri navali, a partire dai primi anni del XX secolo vennero fondate anche società per la produzione di velivoli e autoveicoli, raggiungendo il massimo sviluppo a partire dal 1922cite-ref-158[153], con l'insediamento di uno stabilimento della mwdnqFord e della sede legale della filiale italianacite-ref-159[154], per poi vedere chiudere le attività produttive dal 1931 in poi a causa delle pressioni della Fiat al regime fascista.cite-ref-160[155]. Le ultime imprese attive nella produzione di autoveicoli chiusero nel secondo dopoguerra.
A Trieste si trovano anche i laboratori della mwdn4Flextronics e della mwdn8Telit, importanti compagnie operante nel settore delle telecomunicazioni.
Nel settore alimentare possiamo ricordare importanti società come mwdoeIlly (caffè), Principe e Sfreddo (salumi), Parovel, Potocco, mwdoiPasta Zara, Stock. Sono di fondazione triestina anche la mwdoqHausbrandt (caffè) e la mwdouDreher.
Oltre il 90% di tutte le aziende industriali e buona parte di quelle artigianali (es. Zona Artigianale Dolina) trovano la loro sede nella zona industriale sita nelle valli di Zaule e delle Noghere, a cavallo dei Comuni di Trieste, mwdocMuggia e mwdogSan Dorligo della Valle, amministrata dall'EZIT.
Nel capoluogo giuliano è presente un settore avanzato della ricerca scientifica, un sincrotrone, un centro avanzato di fisica teorica, e terziario avanzato.
A Trieste c'è anche la sede dell'mwdowItalia Marittima (ex mwdo0Lloyd Triestino) società nata nel 1836 ed a oggi una delle più vecchie e longeve compagnie di navigazione del mondo.
Infine, occorre ricordare che Trieste è, dopo Roma, la città italiana che vanta la maggior concentrazione di dipendenti pubblici sul totale della popolazione residente. La motivazione va ricercata nelle conseguenze dell'mwdo8esodo istriano: a Trieste, infatti, fu trovata una sistemazione alle migliaia di esuli provenienti dall'Istria, dal Quarnero, dalla Dalmazia, che già lavoravano per lo Stato italiano prima di lasciare le terre di origine.cite-ref-161[156]
Infrastrutture e trasporti
Strade
Trieste è servita dall'mwdpsA4 attraverso il mwdpwraccordo autostradale 13 Sistiana-Padriciano ed è inserita nei collegamenti europei mwdp0E70, mwdp4E61 ed mwdp8E751. Il raccordo autostradale 13 diventa, dopo l'uscita di mwdqaCattinara, la mwdqemwdqinuova SS 202/sopraelevata di Trieste e arriva fino al porto della città.
Importante per la città giuliana è la mwdqqGrande Viabilità Triestina, che è il collegamento stradale, con caratteristiche di mwdquautostrada o di mwdqystrada extraurbana principale, tra la città di Trieste e la rete mwdqcautostradale mwdqgitaliana e mwdqkslovena.
La denominazione mwdqsGrande Viabilità Triestina attualmente non è assegnata ad alcuna strada. Fino al 1997 veniva così chiamata la mwdqwsopraelevata di Trieste (ora SS 202). È composta da tratti viari classificati diversamente ma collegati tra loro senza soluzione di continuità.
La GVT ha inizio a mwdq4Sistiana come continuazione dell'mwdq8autostrada A4.
Partendo dall'autostrada A4 al molo VII del mwdruporto di Trieste, la GVT è così composta:
• mwdronuova strada ANAS 344 Padriciano-Cattinara (successivamente mwdrsautostrada Sistiana-Rabuiese)
• mwdr0strada statale 202 Cattinara-porto di Triestecite-ref-162[N 6]
La GVT si compone inoltre di due mwdsmdiramazioni, con caratteristiche di mwdsqautostrada, verso i confini sloveni, costruite in quanto previste dagli mwdsuaccordi di Osimo del 1975 e dal conseguente decreto del presidente della Repubblica 6 marzo 1978, n. 100 (GU n. 102 suppl. ord. del 13/04/1978)cite-ref-163[157]:
Snodi
Nei pressi della città giuliana, nel mwdtecomune sparso di mwdtiMonrupino, è situato l'mwdtminterporto di Trieste Fernetti, un mwdtqcomplesso intermodale che costituisce anche un'area retroportuale di supporto ai terminal marittimi del mwdtuPorto di Trieste e del mwdtyPorto di Monfalcone ai quali è collegato da una infrastruttura stradale e da una linea ferroviaria.cite-ref-friulia-164-0[158] La sua inaugurazione risale al 1972.
Posizionato lungo la direttrice mwdtwBaltico-mwdt0Adriatico-mwdt4Mediterraneo e lungo la direttrice del corridoio multimodale che congiunge mwdt8Barcellona a mwduaKiev,cite-ref-friulia-164-1[158]cite-ref-165[159] svolge il ruolo di piattaforma logistica per i traffici terrestri tra l'mwdukEuropa Occidentale e l'mwduoEuropa orientalecite-ref-friulia-164-2[158] e di hub strategico di connessione per i traffici merci tra i mercati dell'mwdu8Europa centro-orientale ed il mwdvabacino del Mediterraneo.cite-ref-166[160]
Ferrovie
Trieste è servita dalle ferrovie mwdv8Venezia-Trieste e mwdwaUdine-Trieste, dalla mwdweferrovia Meridionale e dalla mwdwiferrovia Transalpina, non utilizzata nel breve tratto urbano.
Il traffico passeggeri è concentrato nella mwdwqstazione di Trieste Centrale, servita da treni regionali svolti da mwdwuTrenitalia nell'ambito del contratto di servizio stipulato con la mwdwyRegione Friuli-Venezia Giulia e da collegamenti a lunga percorrenza svolti anch'essi da Trenitalia.
Nella relazione metropolitana (M40) con la mwdwgstazione di Monfalcone alcuni treni fermano a mwdwkMiramare, mwdwoStazione di Bivio d'Aurisina e mwdwsStazione di Sistiana-Visogliano. Dal 2018 è costituita la mwdwwStazione di Trieste Airport a servizio dell'aeroporto e della piattaforma intermodale regionale.
I treni per la Slovenia partono dalla mwdw4stazione di Villa Opicina.
Il traffico merci è generato prevalentemente dal porto; dallo scalo di mwdxaCampo Marzio partono quotidianamente treni merci in gran parte dedicati al trasporto intermodale e le cosiddette "mwdxeautostrade viaggianti" in servizio internazionale.
Aeroporti
L'mwdxqaeroporto di Trieste-Ronchi dei Legionari è situato a mwdxu30 km a nord-ovest dalla città ed è servito da voli nazionali e internazionali. Sito a mwdxyRonchi dei Legionari, mwdxc21 km a sud-ovest di Gorizia, mwdxg30 km a nordovest di Trieste e a mwdxk38 km a sud di Udine, lungo la ex mwdxostrada statale 14 della Venezia Giulia. La struttura, aperta al traffico commerciale, è dotata di una pista in asfalto lunga mwdxs3000 m e larga mwdxw45 m, con orientamento RWY 09-27 ed è gestita dalla società Aeroporto Friuli Venezia Giulia S.p.A. con il nome commerciale di mwdx0Trieste Airport – Friuli Venezia Giuliacite-ref-167[161]cite-ref-168[162].
Dal 2007 l'aeroporto è stato intitolato alla memoria di mwdycPietro Savorgnan di Brazzà, esploratore friulano.cite-ref-169[163]. Guardando l'area compresa tra mwdywAlto Adriatico e mwdy0Alpi Orientali, tra Italia (Friuli-Venezia Giulia e mwdy4Veneto), mwdy8Slovenia, mwdzaCroazia e mwdzeAustria (mwdziCarinzia) il suo bacino d'utenza supera i 5 milioni di persone, calcolati sulla base di un tempo di percorrenza in auto di 90 minuti necessario per raggiungere l'aeroporto.
Porti
Il mwdzwporto di Trieste è il più grande d'Italia per quantità di merci scambiate ed uno dei più importanti nel sud Europa. Nel 2019 ha raggiunto le mwdz062 000 000 tonnellate di merci movimentate grazie soprattutto al traffico marittimo di idrocarburi, che ne costituiscono la parte preponderantecite-ref-corriere-it-9-1[9]cite-ref-travel365-it-10-1[10].
Storicamente fu il principale sbocco marittimo dell'mwdasImpero austriaco, che nel 1719 gli riconobbe lo status di mwdawporto franco. Il porto rimane uno snodo internazionale per i flussi di scambio terra-mare di merci dirette principalmente verso l'mwda0est Europacite-ref-170[164] e l'Asiacite-ref-171[165].
A Trieste è presente un'intensa attività croceristica che porta ogni estate più di mwdbc100 000 passeggeri. Durante il periodo estivo è attivo un collegamento marittimo gestito dall'APT con la cittadina di mwdbgGrado. La società Trieste Lines, invece, ha in gestione il sistema di collegamenti con la costa istriana, con aliscafi veloci che raggiungono mwdbkPirano, mwdboRovigno e mwdbsPola.
Mobilità urbana
Il trasporto pubblico è gestito dalla mwdciTrieste Trasporti, che esercisce autolinee urbane, e interurbane, servizi marittimi e la mwdcmtranvia di Opicina. Nel 2019 risulta 3° in Italia per offerta di trasporto pubblico, ovvero chilometri percorsi dai mezzi pubblici in rapporto al numero di abitanticite-ref-lab24-ilsole24ore-com-172-0[166]
In passato la città era dotata di una mwdckrete tranviaria ed una mwdcorete filoviaria. La prima è stata rappresentata da una vasta rete di linee, poi inesorabilmente soppresse. Dal 1970, l'unica linea rimasta attiva è la mwdcsTranvia di Opicina. La rete filoviaria di Trieste fu in esercizio nella città giuliana dal 1935 al 1975. La prima linea filoviaria della città di Trieste fu attivata nel 1935: si trattava della cosiddetta linea dei Colli, da piazza Goldoni alla mwdcwstazione di Campo Marzio, a cui seguirono altre linee negli anni seguenticite-ref-trieste4282-173-0[167]. L'11 giugno 2016 era stata inaugurata una nuova linea tranviaria di collegamento tra il centro della città e il porto vecchiocite-ref-174[168], sui binari già esistenti, la quale tuttavia è stata chiusa dopo poco.
Amministrazione
Consolati
Il mwdeyCorpo Consolare di Trieste è composto da 31 rappresentanze consolaricite-ref-175[169]cite-ref-176[170], le quali sono:
• Austria Consolato onorario
• Belgio Consolato onorario
• Brasile Consolato onorario
• Cipro Consolato onorario
• Croazia Consolato generale
• Danimarca Consolato onorario
• Francia Consolato onorario
• Grecia Consolato generale onorario
• Malta Consolato onorario
• Montenegro Consolato onorario
• Monaco Consolato onorario
• Norvegia Consolato onorario
• Portogallo Consolato onorario
• Romania Consolato generale
• Serbia Consolato generale
• Slovacchia Consolato onorario
• Slovenia Consolato generale
• Svezia Consolato onorario
• Ungheria Consolato onorario
• Guatemala Consolato onorario
• Perù Consolato generale onorario
• Kazakistan Consolato onorario
• Turchia Consolato generale onorario
• Camerun Consolato onorario
• Eritrea Consolato onorario
• Sudafrica Consolato onorario
• Burkina Faso Consolato onorario
Gemellaggi
Accordi di collaborazione
• Venezia, dal 2008, firmato a Trieste (10 gennaio 2008)
• Lubiana, dal 2008, firmato a Trieste (18 febbraio 2008)
• Milano, dal 2008, firmato a Trieste (24 ottobre 2008)
• Fiume, dal 2011, firmato a Fiume (20 settembre 2011)
• Rostock, dal 2011, firmato a Trieste (5 ottobre 2011)
Sport
Società sportive
Nella città sono presenti numerose società sportive, tra le quali l'mwdjeUnione Sportiva Triestina Calcio 1918, uno dei più antichi club calcistici italiani che riuscì, nella mwdjistagione 1947-1948, a concludere la mwdjmSerie A al secondo posto appaiata al Milan e alla Juventus, dietro al mwdjqTorino campione d'Italia.
Durante l'esistenza del mwdjyTerritorio Libero di Trieste la città giuliana ebbe due squadre calcistiche partecipanti a due campionati di due nazioni differenti, la Triestina nel campionato italiano, mentre il mwdjcCircolo Sportivo Ponziana 1912 giocò, invitato ufficialmente dalla mwdjgFederazione calcistica della Serbia, nel mwdjkcampionato jugoslavo, con il nome mwdjoAmatori Ponziana Trst. La Triestina fallì nel 1994 per poi essere rifondata nel 2012 e nel 2016. La Ponziana, dal 1949, tornò a partecipare a campionati italiani.
Altra importante società sportiva triestina è la mwdkePallacanestro Trieste, che è la principale società di mwdkipallacanestro maschile della città giuliana, erede della storica mwdkmPallacanestro Trieste fallita nel 2004. Milita in mwdkqSerie A1. Gioca le sue partite interne all'mwdkuAllianz Dome. Nel suo palmarès conta la vittoria di cinque scudetti tra il 1930 e il 1941. Nel 1984 la società venne acquistata dal magnate del tessile Giuseppe Stefanel. Al momento dell'acquisto la società militava nella seconda serie nazionale (A2) ma il presidente intendeva farne una squadra da scudetto. Le prime mosse furono l'acquisto di un nuovo capo allenatore il bosniaco mwdkcBogdan Tanjević, senza però ottenere i risultati sperati.
Rilevanti per la storia sportiva di Trieste sono i vari club velici storici, come lo mwdk4Yacht Club Adriaco e la Società velica di Barcola e Grignano, che testimoniano la lunga storia della città giuliana in questo sport. Di rilievo assoluto è la mwdlaBarcolana, storica mwdleregata velica internazionale che si tiene ogni anno nel mwdliGolfo di Trieste nella seconda domenica di mwdlmottobre. Nota per essere una delle regate con più alta partecipazione, dall’edizione 2018, la Barcolana, con mwdlq2 689 mwdluimbarcazioni iscritte, si pone in vetta nella classifica delle regate più affollate al mondo, un traguardo ambito e raggiunto con impegno da tutta la mwdlySocietà Velica di Barcola e Grignano. Attualmente dunque la Barcolana è la regata più grande del mondo.cite-ref-barcolana-148-1[145]
Il capoluogo giuliano vanta anche un'antica e radicata tradizione mwdlwremiera che risale alla metà del XIX secolo. Attualmente sono sette le società di canottaggio presenti a Trieste. Le più note e titolate sono la mwdl0Canottieri Adria 1877, la mwdl4Canottieri Trieste, il mwdl8Circolo Canottieri Saturnia, la mwdmaSocietà Ginnastica Triestina Nautica e la Società Nautica Canottieri Nettuno.
Altre squadre sportive maschili triestine sono la mwdmkPallamano Trieste che vanta 17 scudetti e milita in mwdmoSerie A Gold, i mwdmsMuli Trieste, società di mwdmwfootball americano che partecipa alla Lega Nazionale American Football, la mwdm0Pallanuoto Trieste, che partecipa alla mwdm4serie A1, l'mwdm8Edera Trieste (Campioni d'Italia 2010-2011) e la mwdnaKwins Polet Trieste, squadre di mwdnehockey in line che militano in A1. Sono di rilievo anche l'mwdniHockey Club Trieste, squadra di mwdnmHockey su prato, che milita nella serie B, l'mwdnqU.S. Š.Z. Bor, associazione mwdnupolisportiva, il mwdnyCircolo Sportivo Ponziana 1912, squadra di calcio attualmente non in attività, l'A.S.D. San Luigi Calcio, squadra di calcio che milita in mwdncSerie D la Junior Alpina Trieste, squadra di baseball e softball con varie categorie (dal minibaseball all'under21) e il Venjulia Rugby Trieste, squadra di rugby militante in Serie B con diverse categorie, dal minirugby alla Prima Squadra, Femminile e Old.
Il mwdnkbaseball a Trieste risale alla fine della seconda guerra mondiale, durante l'amministrazione del mwdnogoverno militare alleato, quando Trieste faceva parte del mwdnsTerritorio Libero di Trieste e i mwdnw5 000 militari statunitensi di stanza nella Zona A del territorio ne diffusero l'uso. Per quanto riguarda le squadre femminili sono di rilievo la società mwdn0Ginnastica Artistica '81, che partecipa alla mwdn4Serie A1 di Ginnastica Artistica Femminile, la Pallanuoto Trieste che partecipa alla mwdn8serie A2, la mwdoaGinnastica Triestina, che vanta 5 Scudetti, partecipa alla mwdoeserie A2 di mwdoibasket e la ASD Futurosa basket Trieste, società che partecipa a tutte le categorie giovanili e minibasket.
Impianti sportivi
Degno di nota, da un punto di vista infrastrutturale, è lo mwdokStadio Nereo Rocco, che rappresenta il principale impianto calcistico di Trieste, dedicato a mwdooNereo Rocco, celebre calciatore e allenatore giuliano. Allo stadio Nereo Rocco si svolgono gli incontri interni della mwdosTriestina; ospita inoltre la sede della stessa società nonché degli uffici provinciali del mwdowCONI e il dipartimento di medicina sportiva; in talune occasioni è stato teatro di importanti concerti musicali, tra cui mwdo0Vasco Rossi, mwdo4Pearl Jam, mwdo8Bruce Springsteen e mwdpaZucchero Fornaciari. Lo stadio sorge nel quartiere di mwdpeValmaura, alla periferia sud della città, nei pressi dell'uscita della mwdpiSS 202, vicino al vecchio mwdpmstadio Giuseppe Grezar.
Lo stadio Giuseppe Grezar, in particolare, è un impianto mwdpusportivo di Trieste, il secondo più importante della città dopo il più recente mwdpystadio Nereo Rocco. Nato come "Littorio", poi dal dopoguerra fino al 1967 chiamato "Comunale", fu successivamente intitolato al calciatore triestino mwdpcGiuseppe Grezar, che faceva parte della squadra del mwdpgGrande Torino e che fu tra le vittime della mwdpktragedia di Superga del 1949. Per molte stagioni impianto interno della mwdpoTriestina, è stato trasformato in un impianto polifunzionale, con una pista di otto corsie dedicata all'mwdpsatletica leggera.cite-ref-179[173]
Altri impianti sportivi triestini degni di nota sono il mwdquPalaChiarbola, palazzetto utilizzato principalmente per la mwdqypallamano primo palazzo dello sport della città di Trieste, costruito nella prima metà degli anni 1970 del XX secolo, ed intitolato successivamente a Giorgio Calza. Si trova nel rione di mwdqgChiarbola, con accessi da Via Visinada e da Piazzale delle Puglie. Adatto a tutte le discipline che si praticano al chiuso, è utilizzato prevalentemente per il gioco della mwdqkpallamano. Ha una capienza di poco superiore ai 2000 posti a sedere, suddivisi tra una tribuna e due curve. Dispone anche una di una palestra secondaria di misure regolamentari, nonché di tre palestrine dedicate al mwdqopugilato e alle discipline dell'mwdqsatletica pesante.
Il mwdq0PalaTrieste, palazzetto di gestione della mwdq4Pallacanestro Trieste 2004, è un'mwdq8arena coperta di Trieste. È dotato di mwdra6 943 posti a sederecite-ref-fivb-180-0[174], disposti ad anello attorno al mwdruparquet di giococite-ref-scheda-181-0[175]. Il 25 maggio 2011 è stato formalmente intitolato al grande poliatleta triestino mwdroCesare Rubini, scomparso nello stesso annocite-ref-182[176]. L'impianto, di proprietà del Comune di Trieste, ospita le partite casalinghe delle principali squadre di mwdr8pallacanestro cittadine, mentre in passato è stato sede delle gare casalinghe delle principali squadre triestine di pallavolo (come l'mwdsaAdriaVolley Trieste e la Virtus Pallavolo Trieste, quest'ultima femminile).
Eventi sportivi
Ciclismo
Giro d'Italia
Trieste è stata sede della cosiddetta mwdsy"Grande Partenza" del mwdscGiro d'Italia nell'edizione del mwdsg1981, con il via ufficiale della corsa dato il mwdsk13 maggio da piazza Unità d'Italia per effettuare un prologo tra le strade cittadine, che si concluse con la vittoria del norvegese mwdsoKnud Knudsen.cite-ref-giro-183-0[177]
È stata inoltre sede di mwdtaarrivo finale del mwdteGiro d'Italia in tre occasioni:
• mwdtq1966, con il traguardo del mwdtu9 giugno posto all'mwdtyIppodromo di Montebello, dove si concluse l'ultima tappa (proveniente da mwdtcVittorio Veneto) con la vittoria di mwdtgMino Bariviera e successo finale di mwdtkGianni Motta;cite-ref-giro-183-1[177]
• mwdt81973, con il traguardo del mwdua9 giugno posto in piazza Unità d'Italia, dove si concluse l'ultima tappa (proveniente da mwdueAuronzo di Cadore) con la vittoria di mwduiMarino Basso e successo finale del belga mwdumEddy Merckx;cite-ref-giro-183-2[177]
• mwduk2014, con il traguardo del mwduo1º giugno posto in Riva III novembre, dove si concluse l'ultima tappa (proveniente da mwdusGemona del Friuli) con la vittoria dello sloveno mwduwLuka Mezgec e successo finale del colombiano mwdu0Nairo Quintana.cite-ref-giro-183-3[177]
In totale, la città è stata mwdvmsede di tappa della "Corsa Rosa" in quaranta occasioni (diciotto partenze e ventidue arrivi).cite-ref-giro-183-4[177] Pertanto, Trieste si colloca al nono posto nella classifica delle sedi di tappa più ricorrenti nella storia della corsa.cite-ref-ricorrenti-184-0[178]
Note
Esplicative
cite-note-45N 1. ↑ . I secolari contatti della città con culture e lingue diverse ha facilitato tuttavia l'introduzione di alcuni termini, di origine per lo più mwdwmtedesca e mwdwqslovena e, in minor misura, mwdwufriulana e mwdwycroata (ma anche mwdwcungherese, mwdwggreca, mwdwkebraica, mwdwofrancese e persino mwdwsturca e di altre lingue), nel lessico triestino. Cfr. a tale proposito: G. Pinguentini, mwdwwDizionario storico etimologico fraseologico del dialetto triestino Trieste, Borsatti, 1954.
cite-note-52N 2. ↑ Le informazioni sul numero dei volontari e quello relativo ai deceduti sono tratte da: Elio Apih, mwdxaop. cit. p. 99.
cite-note-96N 3. ↑ Il faro è stato inaugurato il 24 maggio 1927 alla presenza del re mwdxqVittorio Emanuele III in ricordo dell'inizio delle operazioni militari dell'Italia nella prima guerra mondiale. Il 24 maggio 1915, da mwdxuForte Verena, che si trovava sull'mwdxyaltopiano di Asiago, partì il primo colpo di cannone verso le fortezze mwdxcaustriache situate sulla mwdxgPiana di Vezzena. Ai primi fanti del mwdxkRegio Esercito che varcarono poi il confine nella medesima data è dedicata la prima strofa de mwdxomwdxsLa canzone del Piave
cite-note-153N 4. ↑ Qui di seguito si elencano i 6 parametri utilizzati da mwdx8mwdyaIl Sole 24 Ore per la determinazione del tenore di vita: 1) Pil pro capite; 2) depositi bancari pro capite; 3) importo medio delle pensioni; 4) consumi delle famiglie (per auto, mobili ed elettrodomestici); 5) indice Foi sul costo della vita; 6) costo delle abitazioni (Elaborazione de mwdyemwdyiIl Sole 24 Ore su dati dell'Istituto Tagliacarne, mwdymABI-mwdyqBankitalia, mwdyuIstat, mwdyyInps, Findomestic, Centro Studi Sintesi ed Orizzonti Immobiliari). Cfr. mwdycIl Sole 24 Ore del 29 dicembre 2008 (Inserto: mwdygDossier del Lunedì pag. 4)
cite-note-154N 5. ↑ La mwdywProvincia di Trieste, corrispondente sotto il profilo demografico in massima parte alla città di Trieste, aveva, secondo le ultime rilevazioni del 2007 (mwdy0Il Sole 24 Ore / Istituto Tagliacarne) un Pil di Euro 28.941,25 pro capite (del 17,2% superiore alla media nazionale). Cfr. mwdy4Il Sole 24 Ore del 29 dicembre 2008 (Inserto: mwdy8Dossier del Lunedì pag. 4)
cite-note-162N 6. ↑ Non tutta la SS 202 fa parte della GVT. Alcuni km della SS 202 non sono a carreggiate separate e questo tratto, non compreso nella GVT, si sviluppa parallelamente alla NSA 344. Di conseguenza solo il tratto a 2 corsie per senso di marcia della SS 202, la cosiddetta sopraelevata, è parte integrante della GVT.
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Collegamenti esterni
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